Report lavoro Usa: scoraggiati e calo salari, tutte le note stonate

2 Dicembre 2016, di Laura Naka Antonelli

C’è più di una nota stonata nel report occupazionale Usa di novembre, appena pubblicato. Un campanello di allarme arriva sicuramente dal trend dei salari medi orari, che sono scesi dello 0,1%, segnando la prima flessione in quasi due anni – dal dicembre del 2014-, e portando la crescita su base annua a rallentare dal 2,8% di ottobre al 2,5%.

Non proprio una buona notizia per l’inflazione, in un contesto tra l’altro in cui gli investitori stavano scommettendo proprio su una crescita delle pressioni inflazionistiche, guardando all’agenda di politica economica del neo eletto presidente Usa, Donald Trump.

Nel breve termine nulla dovrebbe cambiare nelle decisioni della Fed: il rialzo dei tassi Usa viene dato infatti per certo. Il grande interrogativo riguarda più che altro il numero delle volte in cui i tassi saranno alzati nel 2017.

Nel mese di novembre, il tasso di disoccupazione è sceso al minimo in 9 anni, al 4,6%, mentre sono stati 178.000 i nuovi posti di lavoro creati.

Sicuramente un alert arriva dal dato relativo alla partecipazione alla forza lavoro, scesa a novembre al 62,7%, vicina al minimo degli ultimi 35 anni. Ciò indica che è balzato il numero degli americani “scoraggiati”, ovvero degli americani che non cercano più una occupazione: il balzo è stato pari a +446.000, portando il numero degli scoraggiati al record di 95,1 milioni di unità.

La crescita dell’occupazione è stata sostenuta inoltre soprattutto dall’aumento dei lavori part-time (+678.000 a novembre), a fronte di una flessione dei posti di lavoro a tempo pieno di ben -628.000 (dati non sottoposti ad aggiustamenti stagionali).