Oro: sell continuano, tonfo peggiore in 15 mesi. L’outlook dei guru
Sul mercato delle materie prime e dei metalli preziosi, occhio al trend dell’oro, che continua a essere venduto dagli operatori.
Il sell off sull’oro prosegue dopo che, nella giornata di ieri, le quotazioni hanno sofferto la flessione più sostenuta in 15 mesi. Motivo? Il rinfocolarsi delle speculazioni su un imminente rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve.
Le speculazioni hanno frenato gli asset che non presentano interessi. L’oro ha perso quota $1.300 all’inizio di questa settimana, e per la prima volta dal referendum Brexit dello scorso 23 giugno.
E’ vero che le quotazioni sono tuttora in rialzo del 20% nel 2016. Tuttavia, la perdita, rispetto al massimo in 52 settimane testato a quasi $1.365 all’inizio di luglio, è superiore al 6%.
Allo stesso tempo, due tra i guru più importanti di Wall Street – Bill Gross di Janus Capital e Jeffrey Gundlach di DoubleLine – continuano a essere fortemente rialzisti sull’asset. In particolare Gundlach ritiene che l’oro potrebbe trarre beneficio dalle potenziali nuove tensioni sul sistema finanziario globale, tra cui le preoccupazioni sulle condizioni di salute di Deutsche Bank.
Dal canto suo, Gross ha sottolineato che “lo storico relitto” – riferendosi all’oro – dovrebbe trarre vantaggio dal fatto che i tassi in tutto il mondo rimangono bassi, se non negativi”.
In tre mesi le quotazioni dell’oro hanno perso più del 7%.

Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo