Draghi: tassi più alti non porterebbero a maggiori riforme in Eurozona
Tra gli interventi clou in calendario in giornata c’era quello del presidente della Bce a Francoforte. Mario Draghi non ha discusso del futuro delle misure di stimolo monetario ma ha sottolineato che con le politiche ultra accomodanti messe in atto dalle autorità monetaria si è venuto a formare uno “spiraglio” di opportunità per varare le riforme strutturali necessarie in Eurozona. Le ricerche effettuate dalla Bce non hanno mostrato prove concrete del fatto che un incremento dei tassi di interesse crei un contesto più favorevole alle riforme nella regione. Il programma di Quantitative Easing potrebbe essere riequilibrato riducendo la portata degli acquisti da 60 miliardi di euro al mese a €20 miliardi, estendendone la durata per buona parte del 2018.
“La crisi ha confermato che le economie più flessibili sono anche quelle più resilienti, specie per quei paesi che fanno parte dell’unione monetaria”, ha detto Draghi aggiungendo che i governi dovrebbero mettere in pratica le teorie della Bce su “come strutturare e implementare le riforme al fine di massimizzarne i benefici e minimizzare i costi a breve termine”. Le riforme devono puntare a un binomio di equità ed efficienza, secondo Draghi e non bisogna inchinarsi davanti a interessi acquisiti e chi invece è rimasto indietro deve essere aiutato.
Breaking news
Apertura negativa per Wall Street con il Nasdaq in forte ribasso. I timori di un aumento dei tassi d’interesse si intensificano dopo un solido rapporto sull’occupazione. Il Dow Jones e lo S&P 500 mostrano andamenti contrastanti, mentre il prezzo del petrolio Wti scende al Nymex.
L’entrata nel Blocco A1 è in linea con la strategia esplorativa di Eni che mira a creare un portafoglio geograficamente diversificato
Nel primo trimestre del 2026, il PIL dell’Eurozona ha subito una flessione dello 0,2%, secondo Eurostat. Questo dato è inferiore alle previsioni iniziali di crescita e al consensus. Parallelamente, l’occupazione ha mostrato un leggero aumento, in linea con le aspettative degli analisti.
Airbus ha registrato un aumento del 59% nelle consegne di aerei a maggio rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, totalizzando 262 velivoli consegnati dall’inizio dell’anno. Questo incremento è stato sostenuto da una ripresa delle consegne in Cina dopo la risoluzione di ritardi amministrativi. Airbus punta a consegnare 870 aerei entro il 2026, con 815 ordini lordi registrati finora.