Draghi: tassi più alti non porterebbero a maggiori riforme in Eurozona

18 Ottobre 2017, di Daniele Chicca

Tra gli interventi clou in calendario in giornata c’era quello del presidente della Bce a Francoforte. Mario Draghi non ha discusso del futuro delle misure di stimolo monetario ma ha sottolineato che con le politiche ultra accomodanti messe in atto dalle autorità monetaria si è venuto a formare uno “spiraglio” di opportunità per varare le riforme strutturali necessarie in Eurozona. Le ricerche effettuate dalla Bce non hanno mostrato prove concrete del fatto che un incremento dei tassi di interesse crei un contesto più favorevole alle riforme nella regione. Il programma di Quantitative Easing potrebbe essere riequilibrato riducendo la portata degli acquisti da 60 miliardi di euro al mese a €20 miliardi, estendendone la durata per buona parte del 2018.

“La crisi ha confermato che le economie più flessibili sono anche quelle più resilienti, specie per quei paesi che fanno parte dell’unione monetaria”, ha detto Draghi aggiungendo che i governi dovrebbero mettere in pratica le teorie della Bce su “come strutturare e implementare le riforme al fine di massimizzarne i benefici e minimizzare i costi a breve termine”. Le riforme devono puntare a un binomio di equità ed efficienza, secondo Draghi e non bisogna inchinarsi davanti a interessi acquisiti e chi invece è rimasto indietro deve essere aiutato.