Brexit sta frenando la ripresa economica

18 Luglio 2016, di Daniele Chicca

“Il ciclo economico europeo ha toccato il punto massimo di espansione nel primo trimestre 2016, rallentando già prima della Brexit, mentre ora diminuirà in modo più marcato. La ripresa economica mondiale attesa nel secondo semestre dell’anno non ci sarà”. È l’opinione di Maurizio Novelli, gestore Lemanik Global Strategy Fund, che si contraddistingue per una performance positiva del 11,92% da inizio anno.

In un contesto del genere, si legge in un comunicato “non si realizzeranno gli attesi profitti sui listini americani, che esprimeranno multipli sempre più insostenibili rispetto a tutti gli altri mercati, come i listini di Europa e Giappone, che hanno già in corso una correzione”, spiega Novelli. “Gli investitori hanno, pertanto, iniziato a valutare l’inefficacia degli interventi delle banche centrali sull’economia reale. In particolare, l’ostinazione della BCE nell’implementare il Quantitative Easing anche sul debito corporate sembra un’ultima mossa: tale intervento poteva essere tenuto a disposizione in caso di eventuali peggioramenti o per eventi negativi futuri. La Bank of Japan, infatti, si è fermata al momento opportuno, non sostenendo a tutti i costi il trend di indebolimento dello yen, quando il mercato stesso non crede in uno yen debole. Resterà in attesa del momento più adatto per agire, quando l’intervento risulterà più efficace. La BCE invece è diventata schiava delle aspettative di breve termine dei mercati, rischiando di perdere la credibilità necessaria”.

Il fatto che le attenzioni dell’Unione europea e del Regno Unito si stiano concentrando su come gestire il problema Brexit, stanno mettendo pericolosamente in secondo piano le strategie di politica economica: le banche centrali, che già oggi invocano interventi strutturali, rimarranno ancora più sole a gestire la situazione.

Questa situazione di incertezza potrebbe comportare un indesiderato rafforzamento del dollaro con conseguenti danni alla crescita internazionale: la Federal Reserve stessa “è sempre meno convinta di un rialzo dei tassi. Lo yuan cinese, inoltre, ha iniziato a svalutare ancora accentuando le pressioni deflazionistiche mondiali”. Gli investitori non sanno più dove focalizzare i propri investimenti: negli ultimi mesi hanno puntato su oro e titoli di stato Usa con il trading a due/tre giorni padrone del mercato.