Amundi, strategie di investimenti. Come scegliere tra azioni e Bond

10 Febbraio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Amundi parla delle strategie di investimento da adottare nel contesto attuale di turbolenze sui mercati. Nel suo report “Aggiornamento sui recenti eventi di mercato”, Pascal Blanqué, Global CIO, Head of Institutional Investors & Third Party Distributors e Vincent Mortier, Deputy CIO, spiegano:

Restiamo abbastanza positivi sugli attivi rischiosi, in particolare titoli azionari della zona euro, le cui valutazioni stanno scontando, in termini di profitti e multipli, gli estremi scenari. In questo contesto, tenendo bene in mente che è importante considerare un orizzonte di medio termine, i team di investimento di Amundi stanno mantenendo le esposizioni al rischio, mettendo in atto alcune strategie di copertura, ad esempio attraverso il debito sovrano dei paesi core”.

Eric Brard, responsabile globale dei mercati del reddito fisso, puntualizza:

“I mercati a reddito fisso stanno attraversando una fase di elevata volatilità; gli spread si sono ampliati in modo significativo, sia per il credito che per il debito pubblico . La combinazione di crescenti dubbi sulla crescita mondiale del PIL e di un calo della credibilità delle banche centrali, oltre alla mancanza di liquidità sui mercati, potrebbe generare ulteriore volatilità nel breve termine. Non mettiamo in discussione l’attuale ripresa dei mercati sviluppati, dove i fondamentali di credito aziendali restano solidi. Tuttavia l’elevatissimo livello di avversione al rischio avrà bisogno di tempo per recedere. Di conseguenza, il mercato resterà molto probabilmente in una modalità di gestione del rischio per un po’ di tempo, e lo siamo anche noi. Dopo aver ridotto la nostra esposizione al credito in gennaio, non abbiamo pianificato un’aggiunta di rischio nell’immediato futuro. Nonostante i livelli molto bassi dei tassi di interesse dei mercati core, non miriamo ad una breve duration, dal momento che quest’ultima contribuisce in parte alla copertura del rischio di spread. In altre parole, è troppo presto per entrare nel pieno di una valutazione in questa fase: sarebbe molto pericoloso ridurre ulteriormente il budget di rischio. Continuiamo a monitorare attentamente il livello di liquidità dei nostri portafogli anche se, finora, non abbiamo avuto deflussi significativi”.

Romain Boscher, responsabile globale dell’azionario, continua:

“I mercati azionari hanno raggiunto minimi che non si vedevano dal 2014. Il mercato azionario è anche influenzato dal sentiment che il rischio di default dei settori energetico e finanziario siano alti, e dall’eventualità che tali default possano innescare un’altra crisi. Un aspetto positivo è che la lunga lista di cattive notizie è già stata scontata e che le nuove notizie economiche sono decenti, in particolare in Europa. Inoltre, dopo più di 5 anni di sottoperformance, i titoli ciclici stanno iniziando a sovraperformare i titoli difensivi in termini di performance relative. Questo potrebbe essere un punto di svolta per i titoli più volatili e ciclici e coincidere con un rimbalzo per le azioni? Se escludiamo titoli energetici e finanziari, non possiamo pensare che il resto del mercato abbia toccato il fondo; questo significa che siamo desiderosi più di acquistare che di smobilizzare, e che siamo alla ricerca di titoli di valore più che di titoli difensivi e in crescita, che dovrebbero sottoperformare in termini relativi”.

Raphaël Sobotka Global Head of Multi-Asset portfolios, Institutional Clients e  Loïc Bécue Global Head of Multi-Asset portfolios, Retail Clients, parlano dei Portafogli Multi-Asset:

“Nel corso delle ultime settimane, abbiamo operato in un ambiente risk-off. I mercati azionari, del credito e degli spread di debito periferici sono stati duramente colpiti, il che significa che non ci sono molti posti in cui rifugiarsi, ad eccezione dei mercati obbligazionari dell’Eurozona Core e dei governativi statunitensi. C’è stato un aggiustamento dei fattori di rischio (ad esempio petrolio, Cina, recessione degli Stati Uniti) senza molta chiarezza sui legami di causalità tra loro e il loro impatto fondamentale sulla crescita globale e sulle dinamiche dei profitti aziendali. Come accennato prima, questi fattori di rischio è probabile che siano i catalizzatori di un significativo deleveraging per alcune istituzioni, e non crediamo che la dinamica di crescita globale si sia interrotta. Pertanto stiamo mantenendo i nostri principali punti di vista e posizioni: per esempio continuiamo a credere che gli spread periferici resteranno contenuti, grazie all’azione della BCE; continuiamo a credere che le azioni dell’Eurozona abbiano maggiore potenziale, visto che il ciclo di profitto europeo è meno maturo di quello statunitense. Avevamo ridotto l’esposizione al credito corporate, alla fine dello scorso anno e a gennaio e, dati gli ampliamenti degli spread e i fondamentali solidi, non ci è ben chiaro quali posizioni ridurre ulteriormente. Stiamo prendendo un attimo prima di rivedere le posizioni in tal senso. Allo stesso tempo, abbiamo scomposto nei nostri portafogli la probabilità di sbagliare. I principali rischi connessi alla nostra posizione riguardano la possibilità che la crescita globale si sia davvero interrotta e in particolare che la crescita degli Stati Uniti e dei profitti aziendali stia per essere significativamente rivista al ribasso. In questo scenario, è molto improbabile che gli attivi rischiosi europei possano disallinearsi. Si tratta probabilmente di saltare rapidamente da metà a fine ciclo e di attuare un ulteriore correzione. Ciò spiega perché continuiamo a tenere e ad incrementare titoli di stato degli Stati Uniti per proteggere i nostri portafogli. Inoltre, sempre per proteggere i nostri portafogli, abbiamo aggiunto opzioni put e attuato strategie di volatilità”.