Nel 2021 i risparmiatori cercano sicurezza e liquidità che cresce di 110 miliardi sui conti correnti

14 Dicembre 2021, di Alessandra Caparello

La sicurezza nel lungo periodo e nel breve la liquidità sono gli obiettivi principali dei risparmiatori italiani nel 2021. Così emerge dall’ultima ricerca sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2021 elaborata da Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi che analizza il rapporto degli italiani con il risparmio e l’influenza che la pandemia sta avendo sulle scelte di investimento delle famiglie.

Italiani risparmiatori nel 2021, ma uno su due è impreparato

Dall’indagine emerge in primo luogo che di fronte a un’emergenza, le famiglie italiane non sono tutte preparate e questo nonostante l’ampio serbatoio di risparmio privato.

Il 53% delle famiglie italiani durante la pandemia non aveva accantonato un fondo di riserva, ossia non aveva depositi liquidi sufficienti o strumenti finanziari monetari liquidabili immediatamente per far fronte ad una emergenza economica come quella che abbiamo vissuto.

La pandemia, pur non avendo scosso in misura forte il tenore di vita (nonostante 400 mila famiglie abbiano perso tutte le entrate, circa l’1,5% del campione), è intervenuta anche sui comportamenti di risparmio, evidenziando due macro-cambiamenti: da una parte la diminuzione, dal 55,1% al 48,6%, ossia di ben 6,5 punti percentuali, della quota di risparmiatori nel campione, per effetto delle ridotte disponibilità. I non risparmiatori sono tornati prevalenti sui risparmiatori; dall’altra la crescita tra i risparmiatori residui, pari a ben 6,7 punti percentuali, del numero di coloro che hanno intrapreso il risparmio in modo involontario, essenzialmente per non essere riusciti a consumare nell’anno della pandemia a causa delle restrizioni di attività e mobilità.

Investimenti con prudenza, ma nessuna fuga

Dal lato degli investimenti finanziari nell’anno del Covid-19, questi sono stati ridotti nel 2021 e messi in larga parte in standby proprio dall’incertezza pandemica, ma anche dalla difficoltà oggettiva di incontrare sul mercato investimenti corrispondenti agli obiettivi dei risparmiatori.

Nel 2021 si è  privilegiato nel lungo periodo, la sicurezza (ossia il desiderio di non perdere il capitale investito) e nel breve periodo la liquidità. Andando nel dettaglio, le obbligazioni ricevono un consenso limitato e sono possedute dal 22% del campione, contro un massimo storico del 29% e un obbligazionista su tre ha operato su questi titoli, nel 2021, facendo investimenti netti.

Le azioni sono invece considerate per quello che sono realmente, ossia titoli per esperti, dunque appannaggio di una minoranza pari al 6,1 per cento del campione. Metà di essi ha effettuato acquisti netti nell’ultimo anno. L’indice di soddisfazione maggiore di tutte le classi di investimento va al risparmio gestito (il rapporto tra soddisfatti e insoddisfatti è di 6 a 1).

Anche gli investimenti nuovi e alternativi cominciano a entrare nella consapevolezza dei risparmiatori, ma lo fanno molto lentamente. I PIR, destinati a collegare il risparmio con gli investimenti reali, particolarmente delle piccole e medie imprese, sono stati considerati appena dal 2,5 per cento per campione, ma per ogni sottoscrittore effettivo ve ne sono 6 indecisi che potrebbero investirvi in futuro (14 tra gli impiegati, categoria che ha più liquidità della media).

I bitcoin affascinano appena il 5 per cento degli intervistati (senza che abbiano necessariamente acquistato questi strumenti). Trovano i potenziali estimatori all’incrocio dei risparmiatori giovani, benestanti e istruiti.

Il 6,7 per cento del campione – si sale al 14 per cento tra i laureati – risulta interessato agli investimenti etici e a impatto positivo sull’ambiente e sulla società: il settore finanziario sta raccogliendo questa istanza puntando sulla classificazione e selezione ESG degli investimenti. Tuttavia, essendo di tipo nuovo, il comportamento classico dei risparmiatori italiani è di introdurre nel portafoglio questi investimenti «a piccole dosi».

Infine, l’indagine rivela che i risparmiatori più dinamici sono pronti a riprendere consumi e investimenti temporaneamente congelati. Una parte di essi, relativamente maggioritaria, circa il 64%, vorrebbe per il momento aspettare e tenere da parte il gruzzoletto accantonato.
Il restante 36%, che include i laureati, i giovani e gli appartenenti al ceto medio-alto e alto per reddito, è di opinione diversa e vorrebbe rilanciare i suoi consumi, anche se con priorità differenti. Il ceto medio è pronto a spendere di nuovo, nell’ordine, in viaggi, in una nuova auto o nuovi beni durevoli, al terzo posto in una casa nuova. I laureati mettono sempre in cima alla lista un viaggio, segno che la fermata dei movimenti è stata sofferta, ma invertono le preferenze che vengono dopo: prima la casa e in ultimo una nuova auto. I giovani infine mettono al primo posto la casa, comprensibilmente, poi l’auto e infine i viaggi.