Mutui, euro batte lira: costi molto più bassi

7 Marzo 2017, di Alessandra Caparello

Si stava meglio quando c’era la lira? Forse il ritornello che da anni ripetono gli italiani come fosse un mantra non è poi così del tutto vero. Almeno quando si parla di mutui per l’acquisto della prima casa specie per i giovani. A dirlo un’analisi di Mutui.it secondo cui la moneta unica non ha aumentato i finanziamenti necessari per acquistare casa.

Per spiegarlo l’analisi parte dal TEGM, ossia il tasso che indica il costo effettivo di ogni mutuo e  comprende sia l’interesse del mutuo in sé, sia quello legato ad altre spese accessorie al contratto e la Banca d’Italia mette a disposizione le serie storiche dei Tassi effettivi globali medi dei mutui a partire dal 1997. I

“Osservando lo storico dei dati, quello che si nota è che, all’inizio delle rilevazioni di Banca d’Italia (2 aprile 1997) il Tegm dei mutui a tasso fisso e variabile (che coincidono fino al 30 giugno 2004, quando il riferimento passa dalla lirainterbancaria al tasso interbancario tuttora in vigore) era di ben il 10,6%. Dato che scivolò, nell’ultimo trimestre del 1998, al 7,33%. Ma la cosa sorprendente è quella che successe con l’introduzione dell’euro finanziario dal 1 gennaio 1999: il TEGM praticamente crollò al 5,8% nel giro di tre mesi, perdendo ancora un punto percentuale entro la fine dell’anno”.

Nell’excursus storico che realizza Mutui.it si arriva dal 2002 quando entrò in vigore l’euro e si passò da un TEGM del 6,28 per cento al 5,51% fino a luglio 2016 quando il tasso TEGM, rivelato da via Nazionale, era del 2,6% per i variabili e del 3,18% per i fissi.

Ma non è solo il passaggio all’euro che ha favorito il calo dei tassi medi sui mutui. Ci sono altri fattori che non possono non essere tenuti in considerazione e riguardano le politiche monetarie adottate, a cui si aggiunge anche la crisi del mercato immobiliare. L’analisi di Mutui.it sdogana quindi la paura che con l’euro tutto sia più caro.

“L’effetto dell’euro sui mutui sia stato quello di una diminuzione netta dei costi. Diminuzione che a quanto pare fu confermata anche in altri settori, dato che l’inflazione, a cavallo degli anni di introduzione dell’euro, si dimezzò dal 2,1% dell’ottobre 1998 all’1% dell’aprile 1999, per andare addirittura in negativo alla fine del 2002. Situazione che, peraltro, viviamo anche al presente ma, purtroppo, per una causa diversa, cioè per la frenata generale dei consumi. Indotta proprio, oltre che dalla crisi, dalla paura che l’euro abbia reso tutto più caro”.