Mps è salva dopo ok Ue, chiuderà 600 filiali

4 Luglio 2017, di Daniele Chicca

Stavolta, al contrario di quanto avvenuto con gli istituti di credito veneti liquidati la settimana scorsa, per mettere al sicuro Mps è bastato applicare le regole europee. La Commissione europea ha autorizzato il progetto che prevede l’intervento dello Stato italiano per attuare la ricapitalizzazione preventiva della terza banca del paese, giudicata sistemica per taglia e importanza.

“L’intervento contribuirà ad assicurare la solvibilità della banca a lungo termine, ha spiegato Bruxelles, limitando al contempo le distorsioni concorrenziali”. Le normative europee consentono a uno stato di iniettare denaro pubblico nelle vene di una banca se questa viene giudicata a rischio sistemico, ma solvibile a lungo termine.

Dopo l’accordo di principio stretto sul piano di ristrutturazione della banca in crisi patrimoniale e zavorrata da una montagna di crediti deteriorati, l’organo esecutivo europeo ha di fatto dato il suo via libera a 5,4 miliardi di aiuti pubblici destinati a un’opera di ricapitalizzazione precauzionale di Mps. Il ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan ha fatto sapere che lo Stato sottoscriverà direttamente 3,9 miliardi di euro dell’aumento. Il Tesoro diventerà socio al 70%.

Le due condizioni stabilite per poter siglare l’intesa sono ora rispettate: la Bce, in qualità di autorità di vigilanza, ha confermato che Mps era solvibile e che rispettava i parametri di finanziamento propri, mentre l’Italia da parte sua ha ottenuto dagli investitori privati l’impegno formale a comprare il portafoglio di prestiti in difficoltà della banca più antica del mondo. Mps si libererà di 28,6 miliardi di euro di sofferenze lorde nei prossimi quattro anni.

Mps ha fissato obiettivi ambiziosi: entro il 2021 la banca punta a raggiungere un rapporto patrimoniale CET1 del 14,7%, un utile netto superiore agli 1,2 miliardi di euro e un return on equity del 10,7%.

Mps, rimborsi sui Bond fino a 1,5 miliardi

Il piano di risanamento permetterà a Mps di attingere alle risorse addizionali che potrebbero rendersi necessarie nel caso in cui la situazione economica dovesse deteriorarsi in futuro. Affinché gli aiuti pubblici possano essere forniti, i soci azionisti e i creditori di rango inferiore di Mps – quelli non privilegiati – hanno messo mano al loro portafoglio e sacrificato 4,3 miliardi di euro.

Era l’unico modo per limitare il ricorso ai soldi pubblici, ossia dei contribuenti, come stabiliscono le normative europee in materia di risoluzione bancaria le quali vietano gli aiuti di Stato. I piccoli risparmiatori e i detentori di bond potranno chiedere di essere indennizzati dalla banca, citando il fatto che sono state vendute loro obbligazioni rischiose con metodi abusivi. I rimborsi complessivi sulle obbligazionari arriveranno sino a 1,5 miliardi.

La banca sarà inoltre l’oggetto di una profonda ristrutturazione che assicurerà la sua solvibilità finanziaria anche in futuro e che garantirà che lo Stato italiano riesca alla fine a percepire una remunerazione sufficiente in cambio del suo investimento sostanziale. La banca chiuderà 600 filiali entro il 2021, 5.500 saranno gli esuberi. Nei prossimi 4 anni, infatti, il numero di filiali scenderà a 1.400 da 2.000.

Veneto Banca e Pop Vicenza sono state salvate aggirando le leggi europee, ricorrendo all’intervento di un privato – Intesa Sanpaolo – per rilevare la parte sana dei due istituti in crisi, mentre la parta ‘tossica’ delle banche verrà comprata dal governo italianocon i soldi dei contribuenti. Tra garanzie e impegni finanziari diretti lo Stato sborserà circa 17 miliardi di euro.