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Mps e “l’associazione a delinquere”. Napolitano vuole Bankitalia intoccabile

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ROMA (WSI) – Una vera e propria associazione a delinquere, che operava come una cupola. E’ quanto sostengono i pubblici ministeri, lanciando la pesante accusa contro l’ex presidente Giuseppe Mussari, l’ex responsabile della finanza Gianluca Baldassarri e il suo vice Alessandro Toccafondi, e ovviamente anche lui, l’ex direttore generale Antonio Vigni e altri funzionari che hanno gestito l’acquisizione di Antonveneta.

E intanto lo scontro politico su Monte dei Paschi di Siena si infuoca sempre di più e vede protagonista il continuo battibecco tra il premier dimissionario Mario Monti – che con il suo governo ha erogato un aiuto da 3,9 miliardi all’istituto senese – e il leader del Pd Pier Luigi Bersani.

Monti parla di commistione politica-finanza come di una “brutta bestia” e aggiunge: “Teniamo i partiti lontani dalle banche”. Bersani ribatte:”I partiti fuori dalle banche? Sono d’accordo dieci volte. Io aggiungo: via i banchieri dai partiti”.

E fanno discutere le dichiarazioni del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, in una intervista rilasciata al direttore del Sole 24 Ore, avverte sul rischio che venga minata la credibilità della Banca d’Italia.

Come scrive Il Fatto Quotidiano. Il Fatto Quotidiano, “Napolitano difende Bankitalia “ha esercitato fin dall’inizio con il tradizionale rigore le funzioni di vigilanza nei limiti delle sue attribuzioni di legge. E la collaborazione che ha prestato e presta senza riserve alla magistratura è garanzia di trasparenza per l’accertamento delle responsabilità”.

E mentre la Procura di Siena dichiara di “star valutando l’apertura di un procedimento penale per insider trading ed aggiotaggio”, causa “l’infondatezza” di alcune notizie che circolano nella stampa, l’inchiesta si allarga e in campo scende anche la Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo, al momento contro ignoti.

“A seguito della presentazione di denunce e di esposto da parte del Codacons e di cittadini – si legge in una nota firmata dal procuratore Giuseppe Pignatone e dell’aggiunto Nello Rossi – in ordine alla situazione del Monte dei Paschi di Siena la procura della repubblica di Roma ha aperto un procedimento contro ignoti per il reato di manipolazione del mercato e per altre ipotesi di reato, raccogliendo da una pluralità di fonti sommarie informazioni e documentazioni sull’intera vicenda”.

“Sulla base delle acquisizioni – prosegue la nota – questa Procura valuterà nei prossimi giorni se proseguire negli accertamenti o se trasmettere gli atti alla procura di Siena (peraltro già destinataria di atti provenienti dalla procura di Milano) ufficio con il quale sono stati già presi opportuni contatti”.

Attesa intanto per la giornata di domani 2 febbraio: al Tar del Lazio si presenteranno infatti il responsabile della Vigilanza di Bankitalia, Luigi Signorini e il D.g. Fabrizio Saccomanni, per “documentati chiarimenti” sull’ok che la Banca d’Italia ha dato ai Monti bond

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Monte dei Paschi verso il sequestro conservativo. Lo scrive un articolo della Repubblica, che afferma che la Procura di Siena “sta infatti valutando l’ipotesi di un sequestro conservativo di fondi, e la studia insieme ai vertici del Nucleo valutario della Guardia di Finanza”. Il quotidiano prosegue, afferma che “si tratterebbe di un sequestro preventivo di un patrimonio del valore di circa 1,2 miliardi di euro”.

Nel frattempo Bankitalia e Consob finiscono nel mirino delle indagini della Procura di Trani – su esposto dell’Adusbef – per l’ipotesi di omessa vigilanza, nel caso della bomba derivati di Monte dei Paschi di Siena. Troppi gli interrogativi sul ruolo che gli organi di vigilanza hanno svolto negli anni in cui l’istituto senese concludeva accordi per nascondere le perdite e truccare i conti. I reati contestati su cui la Procura indaga sono quelli di truffa, manipolazione del mercato e aggiotaggio.

Intanto Mps – che ieri ha perso -10% del suo valore – è finita sotto le lenti di Moody’s, che ha messo sotto osservazione il rating, minacciando il downgrade.

“La considerevole incertezza legata all’impatto sul profilo di credito standalone della banca derivante dall’eredità di prodotti strutturati posti in essere dalla vecchia dirigenza”. La revisione riflette la “considerevole incertezza sull’impatto sul profilo della banca delle operazioni” effettuate dal precedente management, si legge in una nota, che continua: “l’attuale management sta valutando tali posizioni per determinare il loro preciso impatto sulla posizione finanziaria della società”.

Le operazioni, “non sottoposte alle autorità di regolamentazione nè al consiglio di amministrazione di Mps, sono oggetto di una revisione interna. Durante il periodo di revisione, Moody’s valuterà i possibili ulteriori costi diretti delle transazioni, la possibilità di danni alla reputazione della banca, e i timori sulla gestione del rischio, fattori che potrebbero complicare o ritardare gli sforzi della banca per risanare il proprio bilancio e migliorare la redditività.

Arriva anche la notizia della decisione della Fondazione MPS, primo azionista di Mps, di tagliare le nuove erogazioni per il 2013 fino a 5 milioni di euro; ma i fondi potrebbero ridursi anche a zero nel caso in cui la situazione dovesse peggiorare.

In una notizia pubblicata nella giornata di ieri Wall Street Italia ha parlato delle presunte responsabilità di Draghi, ex governatore di Bankitalia, esattamente nel periodo compreso tra il 2005 e il 2011

“La Banca d’Italia, sotto il precedente governatore Mario Draghi, individuò irregolarità contabili che consentirono a Banca Monte dei Paschi di Siena di nascondere le proprie perdite per più di due anni, prima che l’istituto venne costretto ad ammettere che dovrà rivedere i propri bilanci”.

Intanto spunta un report interno tenuto nascosto della banca senese, che svela l'”Enigma” delle operazioni opache: i trader registravano le compravendite molto tempo dopo, in modo da lucrare sulle differenze di prezzo i trader registravano le compravendite molto tempo dopo, in modo da lucrare sulle differenze di prezzo. E’ cosi’ che operava la “banda del 5%”.

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