Movimento 5 Stelle: macchina fabbrica consensi, poco trasparente

16 Novembre 2012, di Daniele Chicca

New York – Basta fare una semplice ricerca su Google per rendersi conto delle dimensioni che ha assunto il fenomeno dell’acquisto di fan sui social media da parte di imprese e partiti che tanto puntano sui social media per guadagnare popolarita’.

I programmi di questo mercato in nero ‘virale’, branca del ‘Social media marketing’, si occupano di generare visibilita’ in rete. Stando ai rumor che circolano e ai risultati dell’indagine di Michele Di Salvo, autore di un libro inchiesta sulla gestione Grillo-Casaleggio, in preparazione* alle sue campagne elettorali il Movimento 5 Stelle avrebbe speso somme di denaro (a cui non e’ stato possibile dare un numero) per ottenere seguaci e fan su microblogging e social media. In un recente comizio in Liguria Beppe Grillo si vantava di aver spiegato a Di Pietro come aumentare la propria quota di popolarita’ dal 4 all’8% grazie alla Rete.

Casaleggio Associati smentisce di avere effettuato pratiche di acquisto di follower e di aver pagato collaboratori per svolgere attivita’ simili e non etiche.

Tale pratica rientra nei limiti della legalita’, ma quando emerge in superficie non fa bene alla reputazione. Dev’esserci un motivo se le stesse imprese del settore contattate da Wall Street Italia hanno preferito rimanere nell’anonimato e sopratutto non citare le aziende alle quali hanno offerto i propri servizi.

* Tecnicamente, spiegano gli esperti di Social Media Marketing, tutto il lavoro di base di caccia alla popolarita’ va fatto almeno un anno prima. Come ha detto Romney “questa mia campagna è partita sei anni fa”. “I veri picchi, con botte da 100mila follower alla volta su twitter – li trovi nel 2007-2008, in questo modo nessuno puo’ attaccarti oggi. E tu oggi puoi dire che ‘hai un grande seguito'”, puntualizza Di Salvo.

IL FENOMENO DEGLI INFLUENCERS

Il successo delle tecniche di acquisto e gestione degli influencer non deve stupire, vista l’importanza del ruolo giocato dai siti di social network. A dimostrazione dell’incremento della domanda per questi servizi, si stanno moltiplicando le societa’ di Social Media Marketing che si occupano di creare ‘like’ e retweet per chiunque possa permetterselo.

Per farlo, imprese come Magic Viral, si servono di una rete di collaboratori (tutti utenti reali di Facebook) che si sono iscritti al circuito e che vengono pagati per ogni clic che realizzano sui link che gli vengono consigliati. L’effetto ottenuto e’ di pompare il numero di fan e di seguaci di quello o quell’altro parito o azienda.

Tra gli altri siti che offrono servizi simili figurano Fanbullet – dove con 79,95 dollari si possono acquistare 1.000 fan di Facebook, mentre per 5.000 supporter il costo sale a 329,95 dollari – GetFans Now – 1000 fans per 97 dollari e 5000 fans per 247 dollari – GettyFans – qui i pacchetti partono da 117 dollari per 1.000 fans di Facebook, fino a 15.000 fan per 557 dollari – o Social Promotionz – dove il pacchetto di prova offre 500 fan di Facebook per 40 dollari, ed e’ possibile acquistarne fino a 10.000 per 740 dollari.

I sistemi piu’ popolari per guadagnarsi fan sul social network di Mark Zuckerberg sono Usocial Facebook Marketing e Facebok Fans. In italiano a parte il sito ormai andato in disuso Fan On Demand ci sono Pay Per Fan e Mark & Co, che propone la vendita di fan per pagina, “fino a un massimo di 25.000 utenti, tutti garantiti, reali e italiani” e di cui si e’ occupata anche Wired Italia in un’inchiesta datata dicembre 2010.

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CHI E’ CASALEGGIO

Dalla biografia riportata dal libro di Di Salvo si legge: Gianroberto Casaleggio inizia la sua carriera nell’Olivetti di Roberto Colaninno, diventa amministratore delegato di Webegg, all’epoca joint venture tra Olivetti e Finsiel, a fine giugno 2002 Olivetti cede la propria quota (50% del capitale) in Webegg Spa a I.T. Telecom Spa, che nel 2000 ha dato vita a Netikos Spa del cui CdA Casaleggio fa parte con Michele Colaninno (secondogenito di Roberto e presente nel CdA Piaggio). “È lui il manager che ha persuaso Grillo (inizialmente scettico) dell’utilità della Rete”.

A dare adito alle illazioni che vogliono Casaleggio burattinaio dei singoli candidati e consiglieri delle liste civiche del Movimento lanciato da Grillo e’ stato per la prima volta Roberto Favia. In un fuori onda il consigliere emiliano si e’ sfogato ai microfoni di Piazza Pulita (su La7) contro la gestione padronale dei vertici del Movimento 5 Stelle, denunciando l’assenza di democrazia all’interno del gruppo.

Nel video, ‘off the record’ (VEDI SOTTO) Favia dichiara che Casaleggio ha degli “infiltrati” all’interno del Movimento “per cui noi dobbiamo stare molto attenti a quando parliamo”. Cosi’ Casaleggio esercita il suo controllo padronale: coordinando al meglio tutta la sua organizzazione che altrimenti rischierebbe di sfuggirgli di mano. Da allora e’ stata messa in dubbio l’idea di un movimento completamente indipendente e autogestito.

DI QUALE TRASPARENZA PARLIAMO?

Sulle potenzialita’ di Internet nell’opera di fabbricazione dei consensi, diceva a maggio Casaleggio: “Se confrontiamo i numeri dei candidati alle presidenziali Usa nei diversi social media, con quelli di Beppe Grillo si può vedere che su Twitter, YouTube e Facebook, Grillo si posiziona così: al terzo posto su Twitter (dietro Obama e Gingrich) con 541mila follower, al secondo su YouTube (dopo Barack Obama) con 89 mila iscritti al canale e al quarto posto su Facebook (dopo Obama, Romney e Paul) con 825 mila fan”.

“Questo è un dato che fa pensare, soprattutto allo sviluppo della comunicazione politica in Italia per le prossime elezioni del 2013”. Casaleggio con il Movimento 5 Stelle ha puntato in grande fin dall’inizio.

Ma se il Movimento di liste civiche dovesse riuscire a piazzare candidati in Parlamento, come e’ altamente probabile visto che e’ dato al 20% circa dai sondaggi, Casaleggio dovrebbe dimettersi con effetto immediato dal ruolo di gestore della comunicazione (diretta o indiretta) ad esempio di soggetti come Italcementi e Impregilo. E in generale dovrebbe rendere pubblici i suoi clienti, onde evitare speculazioni e anche solo il minimo dubbio di conflitti di interessi.

Inoltre alla voce ‘spese in uscita’ dei rendiconti andrebbero aggiunte tutte le spese effettuate da Casaleggio Associati per le collaborazioni esterne di cui trae giovamento, seppur indirettamente, il Movimento. Un conto sono i bilanci dei singoli movimenti regionali o comunali, un altro e’ il quadro economico piu’ ampio di un gruppo che peraltro non ha tesorieri o organi di controllo e gestione superiori.

“Quando assume collaboratori, Casaleggio lo fa anche con risorse di altri e puo’ permettersi di chiedere un lavoro complessivo, il che rende complicato risalire a cosa esattamente quel collaboratore stia lavorando e in che direzione”, denuncia Di Salvo. E sapere per chi lo fa. Su questo punto Casaleggio Associati e’ molto chiara, sottolineando di retribuire dipendenti e collaboratori “in modo legale e trasparente”.

“Ma se tu raccogli “contributi finanziari” su un conto Paypal – e da quel conto paghi una serie di collaborazioni esterne (ovviamente qualcuno dice chi, quando e quanto pagare) – quella collaborazione stessa non la riconduci alla Casaleggio Associati, ma sara’ una spesa diretta del Movimento”. Semplice e lecito, in Italia.

La Legge Anselmi sui partiti politici prevede delle regole sulla dichiarazione dei bilanci. Sono quelle norme che hanno permesso di stanare Tesorieri malfattori come Belsito, Lusi e Fiorito. Ma una entita’ ‘extra partitica’ non e’ chiamata a seguirle. Questo non vuol dire che il Movimento 5 Stelle non abbia i bilanci in regola. “Ma se tu ti poni in una posizione di mancanza di trasparenza, hai evidentemente qualcosa da nascondere“, secondo Di Salvo.

La trasparenza dei rendiconti delle rappresentanze locali del Movimento e’ disponibile sui rispettivi portali e non e’ messa in discussione. Quello che fa dubitare delle manovre dietro al Movimento e’ il fatto che non ci siano Tesorieri e non ci siano bilanci ufficiali che debbano rispondere alla legge Anselmi. Il conto principale del Movimento 5 Stelle e’ un conto Paypal e ha sede a casa di Grillo: “con quello si possono facilmente raccogliere soldi dai movimenti regionali e prenderli come rimborso spese”.

Due esempi su tutti: non corrisponde prettamente al vero che gli eletti si siano ridotti lo stipendio. In realta’ lo hanno solo diviso, una parte su un conto e una parte su un altro – sempre intestato a loro, nella loro disponibilita’, con un generico impegno a spenderli “per l’attività politica” – senza controlli ne’ controllori. Un altro piccolo appunto: hanno rendicontato 3000 euro per “extra cancelleria” e 12mila euro per finanziare il giornalino mensile del gruppo. Tutto lecito e in regola. Ma stride fortemente con i proclami di eliminazione dei contributi all’editoria.

Una fonte che era presente al V-Day di Milano ha rivelato a Di Salvo che a un certo punto durante una riunione uno dei presenti ha posto la questione del finanziamento per l’organizzazione. Diecimila euro sono stati raccolti in piazza quel giorno, ma con quella cifra a stento si pagano piazza e transenne; inoltre impianti, platea, sonorizzazione, luci, palco, si pagano prima. “Dove li troviamo?” avrebbe chiesto la fonte. “Non ti preoccupare, arrivano”, si e’ sentito rispondere. Dal resoconto emerge che a staccare l’assegno da 60 mila euro sia stata una societa’ esterna.

Per il Movimento 5 Stelle e’ giunto il momento di stabilire di quale trasparenza si vuole parlare.

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