Morgan Stanley non si fida: “Sale rischio recessione”

14 Marzo 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Morgan Stanley pessimista, taglia le proprie stime sulla crescita globale e afferma in un nuovo report che il rischio che l’economia mondiale cada di nuovo vittima di una recessione è aumentato.

“La crescita rimane debole e la probabilità di una recessione globale è aumentata…I nostri economisti ritengono che la probabilità sia pari al 30%, al massimo di questo ciclo (…). I nostri economisti (hanno stime) inferiori al consensus riguardo alla crescita globale,  dei mercati emergenti e dei paesi avanzati, e hanno aumentato la probabilità di una recessione globale entro i prossimi 12 mesi al 30%“.

Maxi revisione al ribasso da parte della banca Usa, che ha ridotto l’outlook sulla crescita delle 10 principali economie del mondo ad appena +1,5%, rispetto al +1,8% precedentemente atteso, dimezzando tra l’altro le previsioni per il Pil del Giappone.

Morgan Stanley prevede anche recessioni più profonde per il Brasile e la Russia nel corso del 2016, sulla scia del peggioramento delle prospettive per mercati emergenti.

Il pessimismo è tale che Morgan Stanley modifica anche il suo precedente outlook sui rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve: inizialmente, le previsioni erano per ben tre manovre di politica monetaria restrittiva, nel 2016, da parte dell’istituto guidato da Janet Yellen.

Oggi, invece, la banche stima un solo rialzo dei tassi nel corso di quest’anno.

“Negli Stati Uniti, i nostri economisti ritengono che la Fed rimanderà il suo prossimo rialzo dei tassi, fino alla riunione del Fomc del dicembre del 2016 – un grande cambiamento rispetto alle precedenti attese di tre rialzi per quest’anno. I nostri economisti prevedono inoltre che, su base trimestrale, la crescita del Pil reale rimarrà inferiore al 2% fino al 2017″.

E sulle banche centrali il giudizio è netto:

“Le banche centrali hanno a disposizione strumenti (di politica monetaria) sempre meno efficaci. La loro ultima scoperta, quella dei tassi negativi, potrebbe provocare più danni che benefici. Quanto può essere negativo il contesto, se le banche centrali diventano sempre meno potenti nel riuscire a risollevare i fondamentali dell’economia? Beh, certamente non va bene. Ma non si tratta neanche di una situazione senza precedenti (e dunque così negativa), così come viene descritta”.

Questo perché:

“prima del 2010, le manovre di allentamento monetario delle banche centrali non sono riuscite a frenare le flessioni sui mercati (nel 2002, 2008). E questo ha anche un senso: la politica non può cambiare il corso dell’economia, può solo darle una spinta“.