Moody’s: “Europa impreparata in caso di nuova crisi”

2 Ottobre 2018, di Mariangela Tessa

Nel pieno della tempesta sull’iter di approvazione della legge di Bilancio, una nuovo pesante avvertimento arriva da Moody’s.  In uno studio pubblicato oggi, l’agenzia di rating avverte che finite le munizione della Bce, l‘Europa non è preparata ad affrontare un nuovo forte rallentamento che metta alla prova il sistema finanziari con i livelli del debito pubblico che lasceranno molti paesi europei esposti alla prossima recessione.

E’ quanto emerge dal rapporto “Cross-Sector – Emea: Five vulnerabilities will deepen the impact in Europe of the next downturn”, che  arriva all’indomani delle tensioni registrate nell’Ue dopo l’approvazione da parte dell’Italia della nota di aggiornamento al Def che ha fissato il deficit al 2,4% per tre anni.

“Nonostante vi siano stati diversi miglioramenti dopo il 2008, l’Europa resta vulnerabile in termini economici perché l’indebitamento è cresciuto, vi sono meno strumenti per favorire la ripresa, i prezzi delle attività finanziarie sono elevati, i rischi politici e normativi stanno aumentando e le tecnologie innovative stanno mettendo alla prova sempre più settori”, ha spiegato Paolo Leschiutta, Senior Vice President di Moody’s, aggiungendo che “complessivamente lo spazio di manovra per ridurre gli effetti di un’altra recessione si sta riducendo”.

Secondo lo studio,

i livelli elevati ed in crescita del debito pubblico lasceranno numerosi paesi europei esposti alla prossima recessione e all’effetto dei costi associati all’invecchiamento della popolazione”.

L’agenzia sottolinea inoltre che le azioni decise dai governi e dalla banche centrali per favorire la ripresa dopo l’ultima crisi hanno ridotto le opzioni per contrastare un eventuale nuovo peggioramento dell’economia.

Moody’s conclude, affermando che:

“il basso tasso di crescita e gli elevati tassi di disoccupazione peggiorano l’insicurezza in alcuni paesi, favorendo i movimenti anti-establishment, che potrebbero diventare ancora più popolari qualora dovesse scoppiare un’altra crisi. I politici potrebbero addirittura decidere di revocare le misure di supporto precedenti o di aumentare il protezionismo”.