Monti attacca la sinistra. E intanto nasce la sua lista

2 Gennaio 2013, di Redazione Wall Street Italia

Roma – “La sfida e’ tra chi vuole cambiare il Paese e chi, come Vendola o Fassina, e’ a protezione delle rendite e si oppone al cambiamento”. Lo ha detto Mario Monti a ‘Radio Anch’io’. Secondo il premier, Vendola e Fassina “vogliono conservare, per nobili motivi, un mondo del lavoro cristallizzato, iper protetto rispetto ad altri Paesi. Io sono perche’ l’Europa si batta per avere una tutela ancora piu’ avanzata ma perche’ nei singoli Paesi creiamo le condizioni per maggiori posti di lavoro”.

“A Bersani, che mi ha chiesto di dire con chi sto, rispondo che io sto per le rifome che rendono l’Italia competitiva e creano posti di lavoro” ha sottolineato Monti. E poi ha aggiunto: “Ma e’ difficile ragionare su dove uno sta, in un quotidiano un numero di parlamentari del Pd hanno scritto una lettera aperta per dire ‘Il Pd stia con Monti’. Desidero che il mondo politico si schieri sulle idee. Io sono salito in campo non schierandomi contro i singoli partiti ma fortemente per determinate idee”.

“La trovo una idea interessante, stravangamte, tardiva. Ben venga”, afferma poi Monti commentando la proposta di Silvio Berlusconi di istituire una commissione d’inchiesta sui motivi che hanno portato alla nascita del governo tecnico. (Adnkronos)

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Il colore è il bianco. Il nome della lista è «Con MONTI per l’Italia», dove il leader della coalizione spicca in caratteri maiuscoli. E, a caratterizzare il logo, c’è il tricolore, che incornicia il simbolo sotto forma di bandiera stilizzata.

Il logo per il listone del Senato – che sarà riprodotto in piccolo nei simboli delle liste alla Camera – è pronto. Aspetta solo il definitivo via libera di Mario Monti, al quale i bozzetti sono stati consegnati poche ore prima del brindisi di fine anno, lunedì.

Il premier doveva sciogliere la riserva ieri pomeriggio, ma poi ha deciso di prendersi qualche ora di riflessione in più. Ma il tempo stringe e oggi stesso Monti dovrebbe presentare nome e logo. Scartata la proposta di Italia Futura, con le stelle dell’Europa e la scritta «Agenda Monti», sul tavolo del premier resta il simbolo realizzato da una nota agenzia di giovani creativi pugliesi, gli stessi che hanno ideato altre campagne vincenti (e controcorrente) di leader di sinistra, da Michele Emiliano a Nichi Vendola.

Sulle prime i pubblicitari avevano progettato un logo molto più «frizzante», ma il Professore, com’è nel suo stile, ha optato per un messaggio graficamente più sobrio che esprime rigore, affidabilità e senso dello Stato.

Ogni riferimento all’agenda è sparito e così la parola «presidente», che sembrava dover accompagnare il nome di Monti. Lo staff del Professore medita di renderlo pubblico oggi stesso, per poi stamparlo e avviare immediatamente la raccolta delle firme per la presentazione delle liste. L’ipotesi più probabile è che lo schieramento montiano si presenti a Montecitorio con una formazione a tre punte: la lista della società civile che fa capo, tra gli altri, a Montezemolo e Riccardi, quella dell’Udc e quella di Fli. Su quest’ultima però la riflessione è ancora aperta, perché nell’entourage di Monti il partito di Fini è visto come uno scoglio.

Il presidente ha ancora qualche dubbio sull’assetto da dare all’alleanza. Monti ha infatti preso in considerazione l’ipotesi di presentare alla Camera addirittura cinque liste, così da moltiplicare le forze sul territorio.

L’ipotesi allo studio è di affiancare alle sigle fondatrici una lista di ex pdl e un’altra di ex pd, alla quale stanno lavorando quei parlamentari cattolici che hanno lasciato Bersani al seguito di Lucio D’Ubaldo: il senatore ha depositato il simbolo «Democratici popolari con Monti», però con buona dose di realismo ammette che «in dieci giorni fare 27 liste per le 27 circoscrizioni sarebbe complicato».

Diversi ministri hanno fatto sapere di essere pronti a candidarsi, da Mario Catania a Giulio Terzi di Sant’Agata. Altri invece sono in ritirata. Il premier ha chiamato per gli auguri Corrado Passera e ha provato a convincerlo a tornare in corsa al suo fianco. Ma il ministro dello Sviluppo ha tenuto il punto, convinto com’è che la coalizione di Monti debba presentarsi alla Camera in formazione unitaria.

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