Monsanto, email rivelano prossimità con agenzia ambientale Usa

16 Marzo 2017, di Alberto Battaglia

Il colosso delle biotecnologie agrarie Monsanto, spesso al centro delle critiche di vari gruppi ambientalisti, avrebbe utilizzato alcuni contatti presso l’Agenzia per la protezione ambientale (Epa) per influenzare nuovi studi sulla sicurezza del suo erbicida best-seller Roundup. E’ quanto emerge dal carteggio email fra alcuni dirigenti della Monsanto rivelato martedì dalla Corte federale di San Francisco, impegnata in una causa che coinvolge la società da anni.

Il dubbio che queste email sollevano è che l’Epa, l’ente pubblico deputato alla protezione ambientale e il colosso privato Monsanto si siano accordati sottobanco per manipolare l’opinione pubblica sulla sicurezza di un prodotto già accusato di “probabili” effetti cancerogeni da uno studio dell’Organizzazione mondiale della sanità (più precisamente dalla Iarc).
L’Epa ha dedicato al Roundup (e in particolare alla sostanza che lo compone, il glyphosate) due studi, uno datato 2000 e l’altro 2013. Le sue conclusioni sul glyphosate, così come quelle dell’Agenzia europea delle sostanze chimiche, divergono da quelle Iarc, ritenendo la sostanza non cancerogena. Dalle email, però, salta fuori il nome di un importante funzionario dell’Epa, Jess Rowland, che avrebbe usato la sua posizione di chair nel Cancer Assessment Review Committee per fare pressioni su possibili ricerche dannose sul glyphosate in modo da “ucciderle”. In particolare, se avesse neutralizzato una futura ricerca Epa in merito, Rowland avrebbe detto di meritarsi “una medaglia”, scrivono in una mail datata aprile 2015 alcuni dirigenti Monsanto citando le sue parole.
In un’altra delle email “incriminate” un dirigente della Monsanto, William Heydens asseriva (nel 2015) che avrebbe potuto scrivere internamente alcune parti di uno studio Epa sul glyphosate:
“Manterrebbe giù i costi per noi fare lo scritto da parte nostra e che loro [gli scienziati Ndr.] facessero solo modifiche e firma [edit & sign]”.
Monsanto ha negato tali accuse di ghost writing asserendo che l’email, estrapolata dal contesto, si riferiva con termini esagerati a “contributi editoriali minori” di Heydens al paper dell’Epa datato 2000.