Minacce in rete a Trump, studente egiziano verrà rimpatriato

8 Marzo 2016, di Alberto Battaglia

Aveva scritto su Facebook: “Non m’importa proprio niente di una condanna a vita in carcere per aver ucciso questo tizio, avrei tutto il mondo dalla mia parte”. Il “tizio” in questione era Donald Trump e, a scrivere queste parole, uno studente egiziano di 23 anni, Emadeldin Elsayed, in America per diventare pilota. A causa di questa frase il giovane, espulso dalla scuola di volo e col visto revocato dalle autorità, lascerà spontaneamente gli Stati Uniti e ritornarà a casa, al Cairo. Lo ha comunicato l’avvocato di Elsayed, Hani Bushra.
Il candidato per la corsa alla Casa Bianca aveva suscitato l’indignazione del giovane dopo le sue dichiarazioni islamofobe e la promessa della chiusura dei confini per gli immigrati di fede musulmana. Secondo l’avvocato, Elsayed “aveva pensato che Trump odiasse i musulmani” e non ha messo coscienza nel suo post minaccioso; “non è molto coivolto nella politica”, ha aggiunto Bushra.
L’impulso a usare parole durissime, in un Paese già tramortito dall’attentato di San Bernardino, costerà molto caro al giovane studente, che da febbraio si trova in un carcere della California in seguito alla revoca del visto. A cominciare dal sogno svanito di diventare pilota: con il visto cancellato, vanno in fumo anche i 40mila dollari pagati per l’iscrizione alla scuola di volo: “E’ devastato”, fa sapere il suo avvocato, “ed è intelligente a sufficienza per sapere che pagherà per questo errore per molto, molto tempo”.
Il giudice dell’immigrazione ha concesso venerdì scorso la partenza volontaria, evitando così l’espulsione formale dal Paese, ma il ritorno in Egitto sarà scortato da agenti federali. Secondo gli avvocati gli sarà ben difficile tornare negli Stati Uniti.