Investitori alzano barricate: in atto grande rotazione dei portafogli

27 Novembre 2018, di Daniele Chicca

Nell’ultimo periodo e in particolare dopo la batosta di ottobre per l’azionario, gli investitori sono stati chiamati a prendere decisioni molto difficili. Vista l’incertezza sulla Brexit e le tensioni legate alla guerra commerciale, le prospettive di mercato ed economiche sono suscettibili di variazioni notevoli.

Gli investitori britannici, per esempio – nonostante la Borsa di Londra abbia retto meglio di altre ali ultimi scossoni grazie alla debolezza della sterlina e al (seppur breve) rafforzamento del petrolio successiva alla riunione dell’Opec a maggio – hanno prelevato o chiuso posizioni nei fondi azionari per un valore complessivo superiore a un miliardo di sterline (dati della Investment Association).

Abhi Chatterjee, head of asset e risk modelling presso Dynamic Planner, ritiene che il ritorno alla normalità delle politiche monetarie, in particolare il Quantitative Tightening in atto in Usa, continuerà a mettere pressione sulle Borse e di conseguenza sugli attivi percepiti come maggiormente rischiosi.

Lo strategist è convinto che visto il passaggio da quantitative easing (QE) a quantitative tightening (QT), era inevitabile iniziare a prepararsi e guardare tutto in un’ottica di “giocata difensiva”. s of a “defensive play”.

La banca centrale americana ha già iniziato a ridurre il suo gigantesco bilancio da 4.500 miliardi di dollari nell’ottobre dell’anno scorso, mentre la Bce si appresta a mettere in cantina il bazooka monetario a dicembre.

Inoltre la Fed ha anche avviato un ciclo di rialzo dei tassi a un ritmo serrato (tre strette monetarie sin qui, con la quarta in arrivo a fine anno).

Di conseguenza Chatterjee ha incrementato le posizioni cash al 10% nei suoi portafogli con rischio medio e ha effettuato una rotazione da mercati emergenti a Borsa Usa.

“Davanti a noi abbiamo un periodo difficile per gli investitori“, ha avvertito il gestore. “Siamo usciti dal reddito fisso per entrare in alcune aree azionarie perché la mossa difensiva non è nei Bond“.

“Con i rialzi dei tassi in vista i titoli obbligazionari sono destinati a subire delle perdite”, dice Chatterjee, aggiungendo che “un altro timore riguarda il fatto che il rapporto storicamente inversamente proporzionale che c’è tra azionario e bond è diventato positivo”.

Performance da inizio anno dei principali indici dell'azionario mondiale

Anche Fed fatica a fare le mosse più appropriate

Gli fa eco Mark Harris, multi-asset manager di City Financial, secondo cui il contesto per gli investitori inizia a diventare complicato e dare una serie di segnali del fatto che ci troviamo alla fine ciclo.

Harris ha citato come esempio le parole del presidente della Fed Jerome Powell sulle difficoltà incontrate dal board di politica monetaria (FOMC) nel determinare quale sia la cadenza più appropriata per il rialzo dei tassi, in assenza di pressione inflative evidenti e in presenza di un mercato del lavoro in cui l’offerta scarseggia.

In questo contesto, i titoli di Stato Usa offrono un’importante opportunità di guadagno con l’arrivo del 2019. “Continuiamo a puntare – fa sapere Harris – su una riduzione dell’espansione globale sincronizzata dell’economia. Le pressioni inflative strutturali, invece, continueranno a essere limitate”.