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Mercati: il 2025 è l’anno dell’uranio. In pole anche argento e oro, rame in bilico

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Uranio, oro e l’argento saranno attraenti a lungo termine e questo grazie a diversi fattori, come l’aumento del debito statunitense, i rischi di inflazione e l’incertezza globale. Così Roberta Caselli, Commodities Investment Strategist di Global X secondo cui però la nota dolente è rappresentata dai previsti tagli ai tassi della Federal Reserve che, a detta dell’esperta, “potrebbero ridurre il costo opportunità di detenere questi metalli, mentre le banche centrali potrebbero ridurre la loro esposizione al dollaro e continuare ad accumulare oro come copertura contro i rischi geopolitici”.

Guardando all’argento, a far tra traino ad un altro deficit di mercato potrebbe essere l’uso di questo metallo nell’energia solare che è destinato a crescere. Ma, sostiene Caselli, “nonostante la recente volatilità dei prezzi, le quote di argento detenute dagli ETF sono rimaste stabili, segnalando potenzialmente una prospettiva rialzista per l’anno che abbiamo davanti”.

Uranio: mercato in crescita nel 2025

Ma c’è una materia prima che fra tutte brillerà nel 2025. Parliamo dell’uranio, il cui mercato sembra destinato a crescere quest’anno, complice “l’aumento della capacità di energia nucleare, i problemi di approvvigionamento e le dinamiche che spingono all’indipendenza energetica”. L’analista di Global X ricorda come “i risultati della COP29 a fine 2024 hanno rafforzato gli impegni per l’espansione dell’energia nucleare, con gli Stati Uniti che si sono impegnati ad aumentare la loro capacità di 35 gigawatt nel prossimo decennio e a triplicarla entro il 2050. Il sostegno legislativo, compreso il bipartisan “Advance Act” (Advanced Nuclear for Clean Energy), accelererà ulteriormente la costruzione di nuovi reattori” continua Caselli.

La salita di Donald Trump alla Casa Bianca non dovrebbe ostacolare “lo slancio dell’uranio, che anzi potrebbe essere ulteriormente sostenuto dall’aumento dei consumi energetici dovuto all’espansione dell’intelligenza artificiale. E anche se le incertezze geopolitiche, come le restrizioni alle esportazioni di uranio dalla Russia, comportano rischi per l’approvvigionamento, d’altra parte potrebbero rafforzare la domanda di capacità di arricchimento e conversione in Occidente, garantendo che l’uranio rimanga una componente vitale della transizione energetica globale” sostiene l’analista di Global X.

Il destino del rame è nelle mani della Cina. Ecco perché

Per il rame nel 2025 invece Caselli si attende una certa volatilità, “in gran parte determinata dalle limitazioni dal lato dell’offerta e dalla continua domanda della transizione energetica e dell’infrastruttura dei data center per l’intelligenza artificiale. Nonostante la minaccia di dazi commerciali, il ruolo essenziale del metallo rosso nelle energie rinnovabili e nelle tecnologie legate all’intelligenza artificiale è alla base della sua resilienza”.

Le previsioni dicono che l’acuta carenza di concentrati ridurrà l’utilizzo della capacità di raffinazione dal 75% al 70%, portando a un possibile deficit nel mercato del rame raffinato. Sul fronte della domanda, gli stimoli della Cina potrebbe svolgere un ruolo cruciale nella stabilizzazione del mercato, ma molto dipenderà dal livello e dalla tempistica degli interventi politici”.