Mercati: Canada in recessione, Russia taglia tassi. A luglio rame KO, alluminio a minimi

31 Luglio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Shock in Canada, è recessione. Nel secondo trimestre del 2015 il Pil canadese è sceso infatti dello 0,2%, peggio delle stime degli analisti, che avevano previsto un trend invariato. L’economia ha subito una contrazione in sei degli ultimi sette mesi.

“Continuiamo a prevedere che il calo dei prezzi delle commodities peserà in modo sostenuto sull’economia, in modo particolare sui beni prodotti dalle società minerarie, sulle utility e sui prodotti manifatturieri” in generale, ha commentato Derek Lindsey, analista presso BNP Paribas.

Di conseguenza, BNP Paribas stima ulteriori “manovre monetarie espansive” e ritiene che l'”economia rimarrà vulnerabile al rischio di una correzione sul mercato immobiliare e al dietrofront delle spese, causa gli elevati livelli dei debiti delle famiglie”.

Luglio si conferma tra l’altro il mese peggiore da gennaio per il rame.

Il contratto sul rame scambiato sul London Metal Exchange è crollato -9%, riportando il secondo peggior declino dal 2012. L’alluminio è inoltre precipitato al minimo in sei anni, a $1.624,50.

Per Eugen Weinberg, responsabile della divisione di ricerca sulle commodities presso Commerzbank, a Francoforte – stando a un commento rilasciato a Reuters – la pressione ribassista potrebbe continuare ancora”. Ancora, “è molto difficile capire se si sia toccato il fondo, soprattutto se si considera l’incertezza e l’alta volatilità sui mercati azionari cinesi e il rafforzamento del dollaro nelle ultime settimane”.

Intanto focus anche sulla Russia, con la banca centrale che ha tagliato i tassi di riferimento per la quinta volta quest’anno, sulla scia delle preoccupazioni sull’indebolimento dell’economia. Il tasso è stato ridotto all’11%, con la conseguenza che il rublo ha esteso le perdite ed è calato contro il dollaro oltre quota 61, per la prima volta da marzo.

Il rublo, stando a quanto riporta Bloomberg, ha segnato una perdita di ben -19% dallo scorso 13 marzo, quando la Banca centrale ha iniziato ad acquistare valute straniere per la ricostituzione delle riserve.

Inflazione sotto i riflettori, con la crescita dei prezzi che rimane quasi quattro volte pari al target di medio termine dell’istituto, anche dopo essere rallentata lo scorso mese al 15,3%.

Nel secondo trimestre il Pil della Russia si è contratto -4,4% su base annua, dopo la flessione -2,2% dei primi tre mesi dell’anno. A giugno, la banca centrale ha chiaramente avvertito che il paese subirà una contrazione economica di due anni se i prezzi crude del petrolio rimarranno attorno ai $60 fino al 2016 (e i prezzi da allora sono scesi ulteriormente). (Lna)