Mercati assediati da guerra valutaria, la chiave è il cross dollaro yuan

26 Giugno 2018, di Daniele Chicca

Le Borse mondiali subiscono altre perdite dopo la pioggia di vendite della vigilia con l’escalation della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina che allontana gli investitori dagli asset più rischiosi. Il dollaro è sulla difensiva per via dei timori legati alle politiche di stampo protezionista dell’agenda politica America First di Donald Trump. Se la guerra commerciale si intensifica, la Cina risponderà con una svalutazione dello yuan. Sul Forex il dollaro si indebolisce oggi, ma ieri si era rafforzato dello 0,74% sullo yuan con la valuta cinese scesa ai minimi da dicembre. Secondo l’illustre investitore, economista ed imprenditore Peter Schiff l’idea che la guerra dei dazi e l’ampliamento del deficit Usa saranno benefici per il dollaro non ha senso e anzi, la valuta Usa perderà forza, perché in realtà “il mondo sarà inondato da dollari“.

I mercati in Cina, Europa e Stati Uniti pagano il nervosismo degli investitori, che vanno a caccia di beni sicuri come i Treasuries Usa. Le autorità cinesi hanno annunciato nuove misure di politica monetaria accomodanti che entreranno in vigore il 5 luglio, la stessa data in cui si concretizzeranno i dazi di Trump. Le riserve cash che le banche possono detenere saranno ridotte di 0,5 punti base e verranno iniettati 700 miliardi di yuan (108 miliardi di dollari) di liquidità a sostegno delle aziende più piccole. Circa l’85% delle vendite di prodotti Made in China in Usa sono state colpite dai dazi all’export imposti dalla Casa Bianca. Le iniziative dell’istituto centrale indeboliranno lo yuan, che lunedì ha subito la quinta seduta di fila in calo rispetto al biglietto verde, e renderanno i beni cinesi tassati dagli Usa più convenienti.

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Daniele Chicca 26 Giugno 201813:07

Cala la fiducia degli operatori del mercato secondario nella qualità del credito italiano: i rendimenti decennali dei BTp, che avevano aperto in area 2,82%, guadagnano circa dieci punti base, toccando i massimi di seduta al 2,94%. Lo Spread con i tassi dei Bund tedeschi omologhi si è ampliato di un’altra decina di punti base e viaggia intorno ai 250 punti base, il doppio rispetto al livello medio del 2018. Il titolo Btp a due anni intanto rende intorno all’1%.

Ora rimane da vedere come reagirà il mercato primario dopo la domanda fiacca nelle aste della scorsa settimana, complici le incertezze politiche e sul futuro dell’Italia nell’area euro.