Meglio azioni che bond, euro a $1,34 a fine anno

21 Maggio 2013, di Redazione Wall Street Italia

Questo articolo fa parte del filone dedicato ai consigli dei gestori italiani piu’ importanti, che gestiscono decine di milioni di euro in portafoglio. Wall Street Italia pubblichera’ a cadenza variabile le interviste. La prima, a Unicredit, era incentrata sul Portafoglio ideale, formato per meta’ da azionario. La seconda, a Hypo Alpe-Adria-Bank, sul fenomeno secondo cui nei “Bond, niente è piu’ sicuro“.

NEW YORK (WSI) – Meno nubi sull’Europa, mentre continuerà a splendere in sole su Wall Street. Nonostante il recente rally, che ha spinto i principali indici della Borsa americana a toccare i massimi storici, l’azionariato Usa non perde fascino e continuerà a segnare rialzi fino a fine anno. Questo grazie ai segnali di miglioramento dell’economia ma anche alla luce delle valutazioni, che restano complessivamente a buon mercato. Sono alcune delle previsioni di Riccardo Baldissera, Portfolio Manager di Vontobel Italia, che per fine anno stima una maggiore stabilizzazione dell’economia della zona euro, con un cambio euro/dollaro a 1,34.

Che previsione di mercato prospetta in questi giorni alla vostra clientela, per il 2013, per i mercati azionari?

Da inizio anno i mercati azionari hanno generato risultati positivi a doppia cifra nella maggior parte dei paesi, in primis in Giappone che registra una variazione prossima al +50%. Tale andamento dovrebbe persistere nel corso del 2013 per effetto di una serie di fattori. A partire dal supporto monetario da parte delle principali banche centrali attraverso la continua iniezione di liquidità nel sistema. Non solo. Stimoli positivi continueranno ad arrivare dalla ripresa economica negli Stati Uniti, dalla riduzione dei rendimenti obbligazionari dei paesi periferici e dall’allentamento dei vincoli fiscali imposti dall’Eurogruppo. Non va poi dimenticato, il traino fornito dall’inflazione contenuta in gran parte dell’Asia e dalla crescita sostenuta dagli investimenti locali e consumi delle famiglie.

Quali sono, a suo avviso, i mercati che correranno di più fino a fine anno?

Complessivamente positivi sull’azionariato, l preferenze vanno per Stati Uniti e Giappone.

E per quelli obbligazionari?

Un certo numero di indicatori dicono che gli investitori non stanno cercando “sicurezza” nell’investimento obbligazionario. Innanzitutto, gli spread dei titoli governativi italiani e spagnoli verso quelli tedeschi sta diminuendo. In secondo luogo, il premio per il rischio-credito sulle obbligazioni speculative è sceso ulteriormente dall’inizio dell’anno. Terzo, il prezzo dell’oro è crollato. Infine, alcuni mercati azionari sono saliti tra il 10% e il 30% da inizio anno. In realtà, il motivo dei rendimenti così bassi, è da ricercarsi nell’intervento delle maggiori banche centrali. Tuttavia, anche considerando questo fattori, i rendimenti sono eccessivamente bassi e quindi la nostra previsione è che i rendimenti dei paesi più solidi saliranno nei prossimi 12 mesi, meno in Giappone, molto di più in Germania. Pensiamo che l’investitore dovrebbe sovrappesare le obbligazioni dei mercati emergenti, sia in divisa locale che in hard currency e le obbligazioni societarie high-yield, per le quali prevediamo un ulteriore restringimento degli spread verso le obbligazioni governative.

Qual è, per un investitore di lungo periodo, cioè oltre i 10-15 anni, la ripartizione di portafoglio tra fondi monetari, obbligazionari e azionari che state suggerendo in questo periodo?

Il consiglio di Vontobel nella creazione di un portafoglio strategico è il seguente: Monetario: 5%, Obbligazioni paesi industrializzati: 26%, Obbligazioni di paesi emergenti: 4%, Azioni di paesi industrializzati: 36%, Azioni di paesi emergenti: 4%, Hedge funds (UCITS compliant): 8%, Metalli preziosi: 5%, Real estate: 6%, Commodities: 6%

In generale il suggerimento è quello di diversificare l’esposizione azionaria e obbligazionaria attraverso un’esposizione verso i mercati emergenti, dove si concentrerà la crescita mondiale nei prossimi dieci anni, ma con un rapporto debito/PIL più sostenibile rispetto a quello dei paesi industrializzati.
Inoltre, il portafoglio dovrebbe includere anche una parte di investimenti alternativi liquidi, hedge funds, real estate, commodities.

E quale cambio con il dollaro ipotizzate per l’euro per fine dicembre 2013?

La persistenza dell’allentamento quantitativo americano unitamente ad una diminuzione della crisi europea dovrebbe condurre il cambio EUR/USD sopra il livello chiave, indicativamente con obiettivo 1,34.

Gli indici Usa sono da mesi in rally. Durerà? Crede nella ripresa Usa che pare avviata?

Il mercato americano sta vivendo una fase di crescita che persiste ormai da mesi. Il supporto fornito ai mercati da parte della Fed ha aumentato la propensione al rischio degli investitori e i dati riguardanti la ripresa dell’economia Usa hanno aumentato l’appeal del mercato azionario americano, che ha così raggiunto i massimi storici.

Credo tuttavia che, nonostante i record recenti, esistono le basi affinché il rally continui: agli attuali livelli le valutazioni non sono care, l’economia continua a dare segnali di ripresa (seppur con qualche dato contrastante) spinta dal mercato immobiliare, ed il “sentiment” degli investitore rimane positivo per l’asset class azionaria, soprattutto on un contesto di mercato in cui i tassi offerti dal comparto obbligazionario restano su livelli depressi.

Borse in Europa e nei Paesi Emergenti. Quali prospettive di crescita hanno secondo voi nel corso dell’anno?

L’Europa è stata l’area geografica maggiormente presa di mira nel corso degli ultimi anni. Per questo motivo risulta al momento quella a maggior potenziale di apprezzamento nel breve termine. Ovviamente, il maggior rendimento atteso riflette il maggior rischio implicito. Nonostante la situazione nell’area euro si sia recentemente assestata, l’economia dell’eurozona rimane quella a crescita più moderata e le politiche economiche e fiscali accordate nei mesi scorsi devono ancora essere valutate e attuate.

I paesi emergenti, dal canto loro, rimangono fortemente dipendenti dai flussi di capitale in ingresso e, principalmente per l’aree asiatica, dagli sviluppi di crescita della Cina. Un mercato impostato favorevolmente per le asset class di rischio favorirà i flussi in ingresso, mentre rimangono delle ombre sulla performance economica cinese, che di recente ha fornito dati contrastanti.