Manovra: «Non bastera’. Perche’ non punta sulla crescita»

9 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia
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Intervista a Marco Onado, professore al dipartimento di Finanza della Bocconi. “I conti non torneranno non solo perla dimensione recessiva ma anche perché la mancanza di misure di rilancio mette in evidenza gli aspetti di fragilità dell’Italia”.

La manovra italiana è sulla via giusta, è positivo il giudizio della Banca centrale europea. Condivide?

«Più che un giudizio davvero positivo, quello della Bce è una presa d’atto. E non potrebbe essere diversamente — risponde Marco Onado, professore al dipartimento di Finanza della Bocconi — perché sarebbe davvero un fuori programma che approvasse o criticasse singoli aspetti della manovra. Rispetto agli obiettivi di pareggio di bilancio nel 2013, le misure adottate sono accettabili, dice la Bce. Il giudizio dei mercati mi sembra invece più critico di quanto Jean-Claude Trichet dica o possa dire».

Lo spread tra Btp e Bund è rimasto a quota 339 ieri.

«Siamo a livelli precedenti agli interventi dell’Eurotower. E questo vuol dire che ci siamo già giocati il bonus rappresentato dal sostegno della banca centrale. Altrimenti il differenziale sui titoli italiani sarebbe dovuto scendere, ma così non è stato. Inoltre, questo sostegno non potrà che essere temporale: lo ha sottolineato Trichet ieri anche per rispondere alle pressioni della Germania, contraria all’acquisto dei titoli italiani».

Cosa c’è all’origine della cautela dei mercati?

«Non credo che valutino solo il pareggio di bilancio. Non dimentichiamoci, infatti, che l’Italia partiva da un deficit 2011 inferiore a quello degli altri paesi europei. I mercati guardano più in là e in prospettiva le misure approvate hanno molti aspetti negativi: non solo perla dimensione recessiva ma anche perché la mancanza di misure di rilancio metti in evidenza gli aspetti di fragilità dell’Italia. Per esempio, riguardo alla riduzione graduale del debito entro il 60% del Pil. Mancano all’appello 50 miliardi, secondo alcuni analisti. E senza crescita, il nodo del rapporto debito/Pil rischia di avvitarsi su se stesso».

D’altra parte, come ha osservato il presidente Giorgio Napolitano, gli italiani devono fare «un esame di coscienza collettivo per restare in Europa».

«Ha ragione il presidente quando parla della necessità di modificare il comportamento individuale degli italiani. Penso che il presidente si riferisse innanzitutto al problema dell’evasione fiscale».

E’ questo che ci differenzia maggiormente dall’Europa?

«E’ sicuramente una questione centrale, anche per rendere politicamente accettabile l’inasprimento della pressione fiscale legato all’attuazione della manovra. Le entrate si avvicinano ormai al 50% del Pib».

Non pensa che ci sia anche un problema di flessibilità del lavoro? Il futuro dei giovani è così incerto…

«Quando parliamo di cambio di mentalità necessario, certamente un salto di qualità da affrontare è il superamento della frattura tra mondo tutelato del lavoro e quello non tutelato».

In conclusione, lei comprerebbe dei Btp?

«Le rispondo così: io, i Btp, ce li ho».

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