Malta: strategia sulla blockchain in sei nuovi progetti

10 Luglio 2018, di Redazione Wall Street Italia

A cura di Matteo Oddi

La scorsa settimana Malta è passata alla storia come il primo paese al mondo a far passare un quadro normativo completo dedicato agli operatori nel campo delle criptovalute, della blockchain e della DLT (tecnologia del registro distribuito).

L’annuncio ha rafforzato la fama di Malta come nazione crypto-friendly e non è certo un caso che alcuni dei maggiori exchange a livello mondiale, come Binance e OKEx, abbiano spostato le loro attività nella “Blockchain Island”.

Le tre leggi in questione sono il Malta Digital Innovation Authority Act (MDIA Act), l’Innovative Technology Arrangement and Services Act (ITAS Act) e il Virtual Financial Assets Act (VFA Act). Tutte insieme forniscono gli orientamenti per la regulation di ICO ed exchange e istituiscono un’autorità di supervisione per il settore DLT.

“Gli imprenditori digitali arrivano a Malta attratti dalla prospettiva di una giurisdizione solidale nei loro confronti e ricca di garanzie; altrove istituzioni e legislatori scelgono la via della mancanza di chiarezza, quando non direttamente un approccio ostile”, dice Anatoliy Knyazev di Exante, broker con sede a Malta e responsabile del primo fondo in bitcoin al mondo.

Questi ultimi sviluppi in terra maltese sono espressione della National Blockchain Strategy, la cui approvazione da parte del governo risale all’aprile 2017. L’obiettivo dichiarato è “trasformare Malta in una superpotenza economica nella cripto-economia emergente” e fare in modo che le tecnologie blockchain rappresentino “il 10% del PIL entro il 2027”.

L’autore di questa strategia, nonché uno dei responsabili della sua implementazione, è Steve Tendon, capo della società di consulenza ChainStrategies, che ha illustrato più in dettaglio i sei progetti che la compongono:

  1. Registri/Servizi pubblici sulla blockchain
  2. Ricerca & Sviluppo e progetti educativi sulla blockchain
  3. Creare un’infrastruttura di regolamentazione e nominare un ente regolatore specifico per la blockchain
  4. Regolamente criptovalute/token, inclusi gli exchange e le ICO
  5. E-Residency e identità digitale (di individui ed entità legali) sulla blockchain
  6. Smart governance

I punti 3 e 4 sono già stati affrontati dal quadro regolatorio approvato dal Parlamento maltese il 3 luglio.
Invece i punti 1 e 2 fanno riferimento ad esperienze che in un modo o nell’altro hanno già mosso i primi passi.

A settembre il ministero maltese per l’Istruzione e l’Occupazione ha annunciato che metterà tutti i documenti accademici nella blockchain. Questa iniziativa fa parte di un progetto più grande teso a migliorare la fornitura di tutti i servizi pubblici in generale, e che potrebbe espandersi ai registri catastali e alle cartelle cliniche elettroniche.

Parte della strategia è anche l’istituzione di programmi e corsi, sia a livello scolastico che universitario, in modo tale da educare la popolazione in merito alla tecnologia della blockchain e degli smart contract. Si pensa inoltre alla creazione di un laboratorio incentrato sulla blockchain.

Il punto 5 (un programma di E-Residency sul modello dell’Estonia, ma da espandere in congiunzione con l’Internet of Things) è ancora in fase di elaborazione, mentre il punto 6 (Smart Governance) non è ancora stato avviato.

E quest’ultimo è certamente il più ambizioso tra tutti gli obiettivi di Malta: sostituire alcuni elementi del servizio pubblico e delle funzioni pubbliche (riscossione fiscale, concessione di licenze) con degli smart contract.