Ma il debito Usa è veramente pari a $100 trilioni?

30 Novembre 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Tenetevi forte: gli Stati Uniti non devono fare i conti con un debito da 100 mila miliardi di dollari come sostiene qualche politico conservatore il cui scopo e’ terrorizzare la gente con il precipizio fiscale alle porte. Al contrario di quanto non dicano Repubblicani e media generalisti, il debito da $16 mila miliardi e gli $87 mila miliardi di passivita’ fluttuanti sono due cose separate, che rappresentano due idee molto diverse: le promesse del passato contro le promesse del futuro. Non possono essere messe nello stesso calderone.

Se al debito ufficiale di 16 mila dollari si aggiungono gli 87 mila miliardi di passivita’ fluttuanti derivanti da programmi di assistenza medica e previdenza sociale nei prossimi 75 anni, allora si’ che si arriva alla cifra esorbitante di 100 mila miliardi.

Le promesse del passato sono, chiaramente, molto reali. Gli Usa devono rimborsare il debito accumulato. Se non ci riusciranno faranno default. Ma gli impegni del futuro appartengono alla sfera dell’incertezza e si possono cambiare quando si vuole, senza che gli Usa ne escano distrutti.

Ad esempio, alzando la soglia del reddito tassabile e ridurre la crescita dei sussidi, domani potrebbere ridurre il gap degli indennizzi sociali statali a zero.

Tecnicamente i servizi sociali e previdenziali offerti dallo stato non dovrebbero avere una passivita’ “fluttuante”, dal monmento che possono fornire sussidi solo se le casse statali ricevono prima un gettito fiscale. Anche agli ospedali pubblici che partecipano al programma Medicare e’ vietato spendere soldi che non hanno ancora ricevuto dalle entrare specificamente dedicate al programma (tasse sul salario).

Inoltre sparare prospettive a cosi’ lungo termine – 75 anni – fa immediatamente paura, ma non e’ fare veramente buona informazione, come sottolinea Derek Thompson in un editoriale su The Atlantic. Tre quarti di secolo sono un bel po’ di tempo. La notizia positiva per i governi e’ che tra 75 anni l’economia Usa sara’ enorme se si tiene conto che crescera’ alla media del 2% l’anno. Nel 2087 il Pil sara’ pari a $66 mila miliardi.

Quando i Repubblicani lanciano moniti di avvertimento, dicendo che le passivita’ fluttuani “ci costano 520 mila dollari per famiglia”, parlano di una cifra che vale a partire dal 2087 ma che dividono per la popolazione americana del 2012. A prescindere dai numeri, tutti converranno sul fatto che un ragionamento di questo tipo sia quanto meno forzato.

Le prospettive possono cambiare in fretta, perche’ sono le circostanze e le leggi a cambiare spesso e volentieri. Figuriamoci se le stime riguardano un lasso di tempo di tre quarti di secolo.

Chiudere il gap delle passivita’ richiedera’ pazienza, ma si puo’ fare, magari con un pizzico di creativita’ in piu’. Cio’ significa per esempio provare a trovare un modo per contrastare il mostro dell’inflazione nel settore dell’health care, come studiare centri innovativi che migliorino l’efficienza del sistema e leggi che convincano le compagnie di assicurazione a pagare per le conseguenze sulle cure della salute, piuttosto che per servizi gratuiti.

La cattiva notizia e’ che nessuna di queste misure risolvera’ il vero problema, che sono i costi del sistema di assistenza sanitaria. Alcune delle riforme magari incontreranno l’approvazione della popolazione, la maggior parte di esse sara’ un disastro. La buona notizia per gli Usa e’ che hanno 75 anni di tempo per pensarci e trovare una soluzione.