LVHM, Nike e Shell: tre top azioni per superare il conflitto russo-ucraino

6 Aprile 2022, di Alessandra Caparello

Quali sono le azioni che trarranno beneficio dall’attuale contesto geopolitico? Il conflitto Russia-Ucraina ha portato a un aumento vertiginoso dei prezzi delle materie prime e problemi alla catena di approvvigionamento, oltre che pesare sulla generale propensione al rischio.

Sul fronte sanzioni, è notizia di ieri la presentazione da parte della Commissione di una proposta di un quinto piano di sanzioni, progettato su sei pilastri. Al primo di essi è presente il divieto di importazioni di carbone dalla Russia, il quale vede un controvalore di circa 4 miliardi di euro l’anno. Nel pacchetto sanzionatorio di Ursula von der Leyen anche il divieto di far entrare le navi russe nei porti dell’UE, e la possibilità di vietare le importazioni di petrolio.

In questo difficile e complesso contesto, Credit Suisse ha pubblicato un report in cui valuta l’impatto a medio termine di questa crisi sui settori energetico e dei consumi ed esamina quali aziende siano destinate a trarre beneficio – e quali no – dalle conseguenze del conflitto.

Le tre azioni beneficiarie dell’attuale contesto

La guerra in Ucraina dovrebbe avere un impatto positivo nel medio periodo su precisi titoli dei settori dei consumi discrezionali e dell’energia dicono gli analisti di CS. Quali sono?

In primo luogo il colosso del lusso LVMH che tende a registrare un’outperformance in un contesto di mercato più difficile, grazie alla sua innovazione senza pari, alla gestione del marchio, al controllo della distribuzione e alla leadership nella digitalizzazione. Sulla base di questi vantaggi competitivi, affermano da Credit Suisse, la società ha sviluppato uno dei track record migliori e più resilienti del settore.

Inoltre non sono influenzati dall’attuale conflitto i driver a lungo termine (come l’ascesa del ceto medio nei mercati emergenti e la crescente ricchezza globale). In sostanza, dicono da CS, il forte potere di pricing di Louis Vuitton e il suo elevato margine lordo rendono l’azienda più resiliente in un contesto inflazionistico.

Altra top pick che esce vincente dal conflitto in corso è Nike. Il gruppo può trarre vantaggio da forti tendenze secolari, come «wellness e casualization» e ha un potere di determinazione dei prezzi in un contesto inflazionistico. L’azienda ha continuato a evidenziare una solida dinamica del marchio e beneficia del cambiamento del proprio modello wholesale verso una strategia direct to consumer.

Sulla base di questo cambiamento, rileviamo un maggiore potenziale al rialzo in termini di più forte penetrazione delle vendite, maggiore coinvolgimento del cliente e margini superiori. L’esercizio 2021 ha subito l’impatto dei problemi della catena di approvvigionamento e di un contraccolpo politico in Cina. Mentre le restrizioni in corso in Cina per il COVID-19 hanno rallentato la ripresa, le tendenze della domanda stanno migliorando e il management resta ottimista sulla Cina e sulle prospettive globali a medio termine della società.

Infine Shell, maggiore fornitore al mondo di gas naturale liquefatto (GNL, con una quota di mercato di circa il 25%). Il colosso dicono da Credit Suisse beneficia della ricerca dell’indipendenza dal gas russo da parte dell’Europa, che porterà a una maggiore domanda europea di GNL, parallelamente alla domanda già forte dall’Asia.

Tra le varie conseguenze del conflitto Russia-Ucraina troviamo una nuova urgenza da parte delle nazioni europee di sostituire le forniture di gas  russo con maggiori quantitativi di gas naturale liquefatto (GNL) dagli USA.
Con l’espansione della domanda di GNL dell’Europa, la regione è destinata ad affrontare una maggiore competizione sul piano dei prezzi alla luce di una forte domanda dall’Asia (Cina, Giappone e Corea del Sud).

Tutto ciò, manterrà rigidi i mercati globali del GNL nei prossimi anni e sosterrà più a lungo i prezzi elevati del GNL asiatico. Malgrado abbia in programma un’uscita dalle operazioni in Russia, Shell resta al primo posto in termini di liquidità tra le major petrolifere. Shell ha ribadito il suo obiettivo di distribuire il 20–30% del cash flow operativo agli azionisti tramite dividendi e riacquisti di azioni, il che implica un rendimento di cassa totale del 10% circa nel 2022.