Legge elettorale solo alla Camera, sì Pd e FI

5 Marzo 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – “Mi pare che sia un importante passo in avanti se ho capito bene, anche se sono ancora in corso delle riunioni”, ha detto a Tunisi il premier Matteo Renzi parlando dell’accordo sulla legge elettorale.

“Credo che sia importante che ci sia un vincitore certo, e questo è garantito dall’ Italicum. Il fatto che il Senato abbia o meno una propria legge elettorale e’ secondario, perché il Senato verrà abolito”, ha osservato ancora il premier. Il fatto che il Senato abbia o meno una propria legge elettorale e’ secondario, perche’ il Senato verra’ abolito’, ha spiegato poi il presidente del Consiglio.

“Non capisco le polemiche di oggi: vediamo se entro venerdì ci sarà legge elettorale, spero che in Parlamento non ci siano ulteriori dilazioni e si approvi la riforma”: così Renzi.

Il paragone tra la situazione che sta attraversando l’Italia e quella della Tunisia “non sta né in cielo né in terra” ed è “irrispettoso”, soprattutto nei confronti di un Paese dove la libertà mancava: così Renzi a Tunisi rispondendo ad una domanda di un giornalista italiano sulla situazione politica in Italia.

Renzi ha anche parlato della situazione in Ucraina: per l’Ucraina la soluzione deve “vedere l’Ue al centro e capace di gestire e mettere a punto una politica comune”, ha detto. “Questa è la direzione che vogliamo percorrere” sulla crisi ucraina, ha aggiunto.

Italia e Tunisia vogliono rafforzare la cooperazione sul tema dell’immigrazione: così Renzi in conferenza con il suo omologo tunisino Mehd Jomaa con il quale, ha precisato, “si è discusso del pattugliamento delle acque internazionali nel bacino del Mediterraneo”.

Alfano,ok solo Camera, superare Senato – “Dobbiamo superare il Senato, quindi legge elettorale solo per la Camera. Noi non siamo delusi da Renzi. Patti chiari, riforme certe #avantitutta”. Lo scrive il ministro dell’Interno e leader dell’Ncd Angelino Alfano in un tweet.

Speranza al gruppo Pd, nodi ma banco non salta – Ci sono punti ancora aperti ma nessuno si può consentire di far saltare il banco”. Così il capogruppo Pd alla Camera Roberto Speranza nell’illustrare all’assemblea Pd lo stato dell’arte sull’Italicum. La riforma, aggiunge, “funziona con un sistema monocamerale e ha senso solo come primo passo per le riforme. Occorre legare la legge elettorale con le altre riforme, non ci serve una legge per andare a votare tra tre mesi perché sarebbe un segnale di resa della politica”. Speranza ha anche chiesto a tutto il gruppo di “stare sulla nuova intesa”.

Cav, disappunto per difficoltà Renzi – “Prendiamo atto con grave disappunto – ha dichiarato il Cavaliere – della difficoltà del Presidente del Consiglio di garantire il sostegno della sua maggioranza agli accordi pubblicamente realizzati. Come ulteriore atto di collaborazione, nell’interesse del Paese, a un percorso riformatore verso un limpido bipolarismo e un ammodernamento dell’assetto istituzionale, manifestiamo la nostra disponibilità ad una soluzione ragionevole che, nel disegnare la nuova legge elettorale, ne limiti l’efficacia alla sola Camera dei Deputati, accettando lo spirito dell’emendamento 2.3”. FI dà così il via libera alla cancellazione dall’Italicum delle norme che riguardano il Senato e all’applicazione della nuova legge solo alla Camera. “Per il resto – aggiunge Berlusconi – confermiamo integralmente l’accordo pubblicamente realizzato, senza alcun “patto segreto” come maliziosamente insinuato da alcuni organi di stampa”.

La giornata era cominciata con uno slittamento dell’esame della riforma della legge elettorale alla Camera. Il comitato dei nove, chiamato ad esaminare gli emendamenti prima dell’arrivo del testo in Aula, è stato rinviato al pomeriggio. Ma il relatore Francesco Paolo Sisto (Fi) ha assicurato che “l’esame dell’assemblea sarà sicuramente in giornata”, precisando che lo slittamento dei lavori dell’Aula dovrà comunque essere stabilito dalla conferenza dei capigruppo. Lo stesso Sisto ha poi chieso

Molti gli emendamenti da ritirare, perché i tempi per la discussione sono contingentati. Ma da sciogliere restavano soprattutto i nodi politici, a partire da quello del rapporto tra questa riforma e quella costituzionale del Senato, che ha come conseguenza la durata della legislatura.

Via libera a ‘lodo D’Attorre’ – Forza Italia dà quindi, come aveva preannunciato sempre Matteoli, al ‘lodo D’Attorre’, l’emendamento 2.3, citato nella nota di Berlusconi, che prevede appunto la cancellazione dall’Italicum delle norme sul Senato l’intero articolo 2 della legge, che disciplina l’elezione del Senato. Se sarà approvato, l’Italicum sarà composto da un solo articolo, relativo alla Camera. L’emendamento della minoranza Dem porta la firma dei deputati Pd Lauricella, Naccarato, Bindi, Bruno Bossio, Lattuca, Malisani, Murer, Roberta Agostini. Tra gli emendamenti presentati c’erano altri ‘lodi’, come un secondo ‘Lauricella’ (la legge è applicabile solo dopo la riforma del bicameralismo), il ‘lodo’ Pisicchio (entrata in vigore dopo un anno o 18 mesi), il ‘lodo’ Balduzzi (gennaio 2016).

Ttrattativa su entrata in vigore entro 12 mesi da ok – Al centro dei colloqui di queste ore anche l’ipotesi di fissare un termine di 12 mesi all’entrata in vigore dell’Italicum, per poter nel frattempo fare la riforma del Senato. All’ipotesi, che sarebbe stata prospettata dal Pd a Fi, è contraria la minoranza Dem. La proposta trova forti perplessità anche in Ndc.

Renzi, ce la facciamo, sarà rivoluzione – Il premier ha trattato anche in prima persona cercando il punto di caduta che permetta di tenere in piedi l’intesa con Silvio Berlusconi (si è parlato di un incontro con una delegazione di Fi guidata da Denis Verdini), ma allo stesso tempo rispondere alle preoccupazioni del Nuovo centrodestra e della minoranza Pd. E su Twitter, rispondendo alle domande di Vanity Fair, in mattinata si era detto certo che la riforma della legge elettorale è “irreversibile. Ce la facciamo, la portiamo a casa. E sarà una vera rivoluzione”.

Grasso, riforme senza tradire cittadini – E sulle riforme arriva anche il monito del presidente del Senato Pietro Grasso. “Se il processo di riforma che ci apprestiamo ad avviare in Parlamento fosse guidato dall’intento di compiacere superficialmente l’opinione pubblica senza affrontare i problemi in chiave organica, si consumerebbe un tradimento del Paese e dei cittadini”.

26 ore di dibattito, circa 300 votazioni – La Camera ha programmato 26 ore di dibattito quindi il voto sugli emendamenti potrebbe davvero concludersi tra la fine di questa settimana e quella successiva. Sono una cinquantina i nuovi depositati che si sommano alle 406 già presentate e ai 136 subemendamenti, arrivando a sfiorare quota 600. Ma, a causa del contingentamento, non tutti saranno esaminati. I gruppi potranno infatti mettere in votazione, viene spiegato, in totale circa 300 emendamenti al testo. Ma i voti potrebbero essere in concreto all’incirca 250, grazie all’accorpamento delle proposte di modifica identiche. Il problema, però, non sono i tempi, bensì il fatto che alcuni dei contraenti dell’accordo, mettono in discussione ciascuno questo o quel punto del testo. Ncd insiste sull’introduzione delle preferenze, mentre i partiti centristi della coalizione (Udc, Pi, Sc) chiedono un abbassamento delle soglie di sbarramento (il 4,5% per i partiti in coalizione e l’8% per quelli che corrono da soli). (ANSA)