Legge elettorale: partiti divisi, spunta il piano B

13 Settembre 2017, di Alessandra Caparello

In fase di stallo la strada per riformare la legge elettorale e l’ultimo ostacolo in ordine di tempo arriva dal Trentino Alto Adige. LSvp, la Sudtiroler Volksparteri minaccia di votare contro la manovra economica se venisse riproposto come sistema elettorale quello alla tedesca.

Con il Tedeschellum, così è stato ribattezzato, per il partito politico che rappresenta gli interessi dei gruppi linguistici tedesco e ladino della provincia autonoma di Bolzano significherebbe dimezzare le 6 poltrone ottenute nel 2013. Chiamasi ricatto o compromesso, fatto sta che il Pd non ha alcuna intenzione di rinunciare all’Svp con buona pace del modello tedesco. E quindi tutto rimane così com’è.

Tra gli oppositori più complottisti c’è chi grida che si tratta dell’ennesima finta architettata ad arte da Matteo Renzi che avrebbe così deciso di lasciare tutto così comè.

Oggi abbiamo due leggi elettorali, entrambe frutto delle sentenze emanate dalla Corte costituzionale che ha sancito l’illegittimità in alcune parti del Porcellum e dell’Italicum. Ne derivano due leggi elettorali, una per il Senato e una per la Camera, spurie non omogenee. E se il Parlamento non riesce a trovare un accordo per definirle una volta per tutte, spunta un piano B.

Come rivela La Stampa infatti nei prossimi giorni l’avvocato Enzo Palumbo depositerà dinanzi al tribunale di Messina, il primo a dubitare dell’Italicum, una’ltra istanza per sollevare davanti alla Consulta 5 nuove questioni di incostituzionalità delle due leggi. Come scrive il quotidiano:

“Il piano B, appunto. Le nuove questioni riguardano: soglia di accesso alla Camera, candidature multiple alla Camera, soglie al Senato, vizio nel procedimento di approvazione dell’Italicum. Ma è la quinta la più importante e dirompente: la disomogeneità tra le leggi elettorali (…) Se il tribunale di Messina dovesse accogliere l’istanza e sollevare la nuova questione costituzionale, la palla tornerebbe alla Consulta. Che avrebbe in mano la pistola per sparare il colpo decisivo e rendere i sistemi elettorali omogenei”.

Quale sarebbe questo colpo? Una norma finita nel dimenticatoio che riguarda il sistema del Senato e che recita:

“Per tutto ciò che non è disciplinato dal presente decreto si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni del testo unico delle leggi per l’elezione della Camera dei deputati“.

Via così da Palazzo Madama coalizione e soglie di accesso differenziate, sì a capilista bloccati, preferenze di genere e premio al 40%, in una sola parola omogeneità.