Le fonti energetiche dell’Italia, quali sono

18 Febbraio 2022, di Luca Losito

Tre quarti dell’energia che consumiamo in Italia proviene dall’estero. Nonostante la domanda primaria di energia si sia contratta in Italia del 9,2% nel corso del 2020, a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia, il 73,4% del nostro fabbisogno è stato soddisfatto solo grazie alle importazioni nette.

Complessivamente, per coprire una domanda primaria pari a 143,5 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, ci siamo affidati ad un approvvigionamento energetico per il 40% dal gas naturale, per il 33% dal petrolio e solo per il 20% dalle fonti energetiche rinnovabili. Ad approfondire nel dettaglio la situazione dei consumi energetici in Italia nel 2020 è stata l’ENEA (Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile) con la sua analisi trimestrale sul sistema energetico italiano.

Fonti energetiche, il nodo del gas

L’elemento principale è quindi il gas naturale, per il quale l’Italia dipende quasi integralmente dalle produzioni estere (importando il 95,5% del fabbisogno nazionale). Nel 2020 il primo Paese fornitore è stato la Russia con il 43% circa del totale, seguita dall’Algeria al 18,5%, hanno poi contribuito in maniera minore gli approvvigionamenti da Libia, Nord Europa e il Gas Naturale Liquefatto (che ha un’offerta maggiore e provenienza diversificata).

Un elemento che contribuisce per il 33% al mix energetico del Bel Paese è dunque il petrolio. Ecco le principali aree dei Paesi fornitori per le importazioni nazionali di greggio nel 2020. Gli approvvigionamenti dai Paesi ex URSS restano maggioritari, al 39%, seguiti da Medio Oriente (32%), Africa (18%), America (7%) ed Europa (4%): il dettaglio sulle forniture dei singoli Paesi dal 2016 a oggi lo si può vedere nel grafico seguente.

Luca Losito | Wall Street Italia

Non va meglio neanche tra le energie rinnovabili, che contribuiscono con il 20% al mix energetico dell’Italia. Qui, a fronte della riduzione delle importazioni totali di merci da parte dell’economia italiana (-14%), dovuta al rallentamento della domanda interna, la dinamica commerciale nel segmento delle tecnologie low-carbon non sembra conoscere tentennamenti, portando a un ulteriore aumento delle importazioni (stimate superiori ai 2 miliardi euro, +27% rispetto al 2019), e un crescente disavanzo commerciale (salito a circa 1,1 miliardi di euro, +60% sul 2019).

Un quadro chiaro e inequivocabile, che spiega quanto il nostro Paese sia pericolosamente esposto e dipendente da ciò che succede lontano dai suoi confini. Specie in una fase complessa, che vedrà lo scenario globale rivoluzionato nei prossimi anni dal processo della transizione energetica. Un cambiamento in cui l’Italia può e deve giocare un ruolo da protagonista, per tornare a essere meno colpita dalle dinamiche geopolitiche.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di febbraio del magazine Wall Street Italia.