Lavoro: italiani insoddisfatti delle retribuzioni, si lamentano dell’assenza di meritocrazia

12 Maggio 2022, di Mariangela Tessa

Dopo due anni di pandemia, torna a calare l’indice di soddisfazione degli italiani nei confronti del loro pacchetto retributivo. È quanto emerge dalla settimana edizione dell’Osservatorio JobPricing (per questa edizione in collaborazione con InfoJobs). Se lo scorso anno i giudizi sono stati più indulgenti, nel 2022 i livelli di soddisfazione nei confronti della propria retribuzione tornano a calare. Il protrarsi della pandemia ha presumibilmente normalizzato la situazione di crisi e, in concomitanza con l’inizio della ripresa economica, i lavoratori hanno probabilmente smesso di sentirsi più fortunati solo per il fatto di “avere uno stipendio”.

In questo contesto l’indice di soddisfazione medio è sceso rispetto al 2021 da 4,4 a 4,1 (positivo se superiore a 5), aggravandosi nelle categorie di lavoratori che percepiscono retribuzioni più basse come gli operai o chi lavora nel Centro o Sud e Isole. I lavoratori che esprimono un giudizio positivo sono solo il 40%, in calo rispetto al 46% del 2021. Al contrario, il 30% dei rispondenti dichiara che si sarebbe aspettato un trattamento economico migliore vista la ripresa di quest’anno.

Il totale degli insoddisfatti passa dal 34% al 60% nel 2022 e il 18% di questi dichiara che, visto il periodo, va bene anche se quest’anno non hanno guadagnato di più.

Provando a catturare un “effetto pandemia” sulla soddisfazione complessiva, ovvero chiedendo ai rispondenti di tenere conto della situazione di crisi, le cose migliorano lievemente, ma restano sotto la soglia della sufficienza. In questo caso il livello di soddisfazione è risultato pari a 4,6, di poco superiore al 4,1 relativo alla soddisfazione generale ma minore del -9,8% % rispetto allo stesso indicatore del 2021.

I voti espressi dai lavoratori sono fortemente influenzati dalla presenza o meno di altri elementi oltre alla retribuzione fissa: il livello di soddisfazione generale diventa positivo quando il pacchetto retributivo non è composto dalla sola retribuzione fissa, mentre cade a picco se è presente solo questa componente. Questo a conferma dei giudizi positivi espressi dai soli dirigenti e quadri che sono i principali detentori di altri elementi oltre alla retribuzione fissa.

Meritocrazia, questa sconosciuta

La dimensione che registra maggiore insoddisfazione è la meritocrazia, con un punteggio di 3,4 e oltre il 40% dei lavoratori fortemente insoddisfatti. A tal proposito, il sondaggio mette in evidenza la connessione tra la percezione di meritocrazia e la piena comprensione dei criteri adottati per la politica retributiva: quando le politiche retributive non sono ben comunicate, fra i dipendenti si genera sconforto e insoddisfazione.

Troviamo un’altra forte correlazione tra il giudizio di soddisfazione generale e le dimensioni di equità e performance. Questo evidenzia che può esserci soddisfazione solo laddove le aziende attribuiscano il giusto valore alle prestazioni individuali e ai ruoli ricoperti in azienda.

Essere retribuiti in rapporto al contributo fornito all’organizzazione, al valore del lavoro (posizione) e al valore della persona (prestazione) rappresentano alcuni degli elementi chiave per il benessere dei lavoratori.
Il tema del work-life balance è centrale nei livelli di soddisfazione: chi ha sperimentato un migliore equilibrio è anche molto più soddisfatto. Tuttavia, solo il 14,6 per cento dei lavoratori sarebbe disposto ad una riduzione indefinita dello stipendio in cambio di un maggiore bilanciamento. Il sentimento generale appare essere quello di una necessità concreta che, purtroppo, a causa di livelli di salario troppo bassi, non può essere soddisfatta.

La ricerca

La ricerca è stata effettuata su oltre 2000 lavoratori dipendenti con una survey online focalizzando l’attenzione su 6 dimensioni:
1) equità (sono pagato il giusto rispetto al mio ruolo e rispetto agli altri);
2) competitività (sono pagato in linea col mio valore di mercato);
3) performance e retribuzione (sono pagato in proporzione al mio contributo individuale);
4) trasparenza (capisco e ho chiari i criteri di politica retributiva del mio datore di lavoro);
5) fiducia e comprensione (condivido i criteri di gestione delle retribuzioni della mia azienda)
6) meritocrazia (le ricompense vanno davvero a chi se le merita).