La CGIL non fa abbastanza per le nuove generazioni

11 Aprile 2017, di Alberto Branchetti

Pisa, Scuola Normale Superiore

Susanna Camusso leader della CGIL lunedi’  alle 17 ha iniziato la conferenza “Il lavoro questo sconosciuto” individuando 4 punti cardine:

  • il post-Fordismo,  non è superato come si vorrebbe far credere (vedi fast food);
  • la sostituzione della parola lavoro con la parola lavoretti per spiegare il lavoro che non è stabile;
  • il lavoro oggi non garantisce una vita economico-sociale soddisfacente;
  • i lavoretti non sono riferiti ai giovani come si potrebbe pensare ma anche a uomini e donne adulti.

Ha continuato, rilevando che tendiamo ad imputare la responsabilità alla globalizzazione, il libero mercato, alle multinazionali e al lavoro trasferibile, ma, ha aggiunto che non è così.

Oggi il lavoro è un “mero mezzo occasionale”, non esiste più un modello organizzativo certo (40 ore settimanali), ma si lavorano poche ore; il lavoro è povero. Le regole europee (per la Camusso) hanno “rotto” il rapporto tra lavoro e organizzazione sociale, spingendone il  “valore” verso il basso.

Parlando dell’Italia ha specificato che:

  • il debito pubblico graverà sulle  prossime generazioni che entreranno nel mondo del lavoro;
  • c’è un “basso” livello di istruzione che non contribuisce a dare ai giovani i mezzi per crearsi un futuro; l’accesso al welfare è diminuito o negato.

Camusso ha “parlato” di tutti gli aspetti collegati al lavoro citando l’impoverimento del ceto medio, l’innovazione tecnologica, i mancati investimenti pubblici e privati che bloccano la ripresa economica e sociale.

Ha sottolineato che il Jobs act è costato 18 miliardi ma ha creato soltanto un +0,2% di occupazione, affermando che  le risorse andrebbero usate meglio, non  distribuendo incentivi a  “pioggia” senza nessun metodo rigoroso.

Oggi, il tema principe è il costo del lavoro che viene spinto sempre più in basso, ma anche la mancata redistribuzione della ricchezza ed in questo i partiti hanno le loro responsabilità.

Afferma che ci sono  regole certe a cui i politici dovrebbero sempre riferirsi: investimenti, istruzione, interventi sulla rete sociale, promozione della “qualità” del lavoro, rispetto della dignità dei lavoratori, investimenti per una giustizia “migliore”. Ha concluso che oggi i doveri dei lavoratori sono tutti “codificati” mentre i diritti non lo sono.

Non innovarsi è un errore grave per la CGIL

Insomma, una Susanna Camusso che ha parlato del tema “lavoro” a 360 gradi; “inaspettata” sotto certi aspetti, che ha spiegato la sua visione del lavoro in modo ampio e soddisfacente toccando temi economici, sociali e politici analizzando,  in modo chiaro, l’evoluzione del lavoro in questi ultimi anni, ma ha anche “costruito” un’immagine sociologica del mondo del lavoro.

Io ritengo che l’errore ci possa essere stato quando uno studente della Scuola Normale Superiore le ha chiesto “cosa poteva fare e cosa può fare la CGIL di più  incisivo”. La Camusso ha risposto che la CGIL ha fatto molti scioperi negli  anni di crisi, ha provato a formulare alcune proposte di legge e più di questo non può fare perché la politica ha il potere decisionale mentre il sindacato, no.

Questa risposta a mio parere è un errore “grave”, perché  è vero che il mondo dell’economia, della finanza delle nuove tecnologie hanno cambiato e cambieranno il mondo del lavoro e la vita delle persone, ma proprio per questo un sindacato non può pensare di continuare ad usare vecchi metodi e metodologie per svolgere il suo “lavoro”, ma deve innovarsi e continuare ad essere utile al mondo del lavoro.

Senza una “visione innovativa” il sindacato non verrà riconosciuto dalle nuove generazioni e perderà per sempre il motivo di esistere al “netto” dei suoi iscritti.