La carica dei piccoli azionisti: “La Bce commissari Mps”

22 Agosto 2016, di Laura Naka Antonelli

La Bce commissari Mps. E’ il parere dei piccoli azionisti di Mps, che hanno inviato una lettera alla Bce lo scorso 27 luglio. Per la banca, scrivono, c’è ormai solo la strada “dell’amministrazione controllata”.

A scriverlo è precisamente l’avvocato Paolo Emilio Falaschi, azionista di minoranza e legale di un centinaio di piccoli soci, anche autore dell’esposto che ha portato la procura di Siena ad avviare una inchiesta per manipolazione di mercato e falso in bilancio su Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, rispettivamente ex presidente e attuale amministratore delegato di Mps.

Tutti gli atti dell’inchiesta sono stati inviati dai pm di Siena Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso (gli stessi magistrati che hanno seguito le inchieste su Mps), coordinati dal procuratore Salvatore Vitello, alla procura di Milano, competente per il reato più grave, quello di manipolazione del mercato.

Destinatario della lettera alla Bce è il numero uno dell’Ufficio di Supervisione sulle banche della Bce, Daniele Nouy e all’avvocato – lui stesso piccolo azionista – la risposta arriva dall’ufficio Sezione analisi delle irregolarità – unità segnalazione delle violazioni della Bce, il 10 agosto: “La sua segnalazione sarà valutata in base alle competenze di vigilanza conferite alla Bce”.

La Bce indica poi l’indirizzo dell’ufficio che è pronto ad accogliere “ulteriore documentazione a supporto della sua segnalazione”.

Nella lettera inviata alla Bce, l’amministrazione controllata viene auspicata in quanto, oltre a permettere “di fare una nuova Banca Mps come per Etruria, permetterebbe di allungare la prescrizione perchè per tutte le persone coinvolte, l’accusa sarebbe quella di “bancarotta fraudolenta” e i tempi per la prescrizione inizierebbero a decorrere dalla data della dichiarazione dell’amministrazione controllata”.

Nel frattempo, Mps fa i conti con diverse richieste di risarcimenti danni in merito agli aumenti di capitale del 2008 (tra cui l’ex socio Coop Centro Italia e dalla sua controllata Coofin srl), del 2011 e del 2014, mentre altri investitori sono pronti a costituirsi parte civile nel processo penale a Milano. In tutto, le richieste sarebbero di almeno 283 milioni di euro.

Così Adusbef e Federconsumatori:.

“I pm milanesi, destinatari di esposti analoghi a quelli ricevuti da Siena, hanno ora ancora 18 mesi di tempo per decidere se archiviare o chiedere il rinvio a giudizio il per Viola e Profumo”, ricordano i consumatori che “pur apprezzando l’iniziativa dei magistrati, contestano i ritardi che rischiano di far prescrivere i gravissimi reati, con una giustizia a due velocità, molto dura e rigorosa per i poveri cristi ed i ladri di polli che rubano per fame e necessità, al contrario con i guanti bianchi per banchieri e colletti bianchi”.

Intanto si segnala l’intervista rilasciata al Corriere della Sera nel fine settimana da Paolo Gualtieri, professore di economia degli intermediari finanziari alla Cattolica, fondatore dell’advisory firm Gualtieri & associati, più volte commissario di istituzioni finanziarie in crisi. Alla domanda sulla necessità di salvare o meno le banche, Gualtieri risponde:

“Bisogna avere il coraggio di chiudere quelle che non ce la fanno da sole – intendo per inefficienza produttiva, non per i crediti deteriorati — e far migrare la clientela verso istituti più efficienti. Ovviamente senza creare danni ai piccoli risparmiatori e minimizzando i problemi per i dipendenti. Una ricerca di due economisti della Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri) dimostra che ciò che consente a una banca di erogare più credito, sostenendo così l’economia, non è la quantità di capitale ma la sua profittabilità. È più importante dunque il tema di conto economico che quello patrimoniale, che vale solo per l’emergenza, ovvero per i crediti deteriorati che nascono per la crisi».