La bomba delle sofferenze bancarie: record a 166 miliardi +25% in un anno

17 Giugno 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Nuovo massimo per le sofferenze bancarie. Ad aprile sono aumentate a 166,4 miliardi di euro, 1,8 miliardi in piu’ rispetto a marzo e circa 33,2 miliardi in piu’ rispetto a fine aprile 2013 (+25% annuo). E’ quanto emerge dal rapporto mensile dell’Abi. Tuttavia la dinamica delle sofferenze mostra una decelerazione rispetto al +27,2% di inizio anno. Il rapporto tra impieghi e sofferenze lorde si attesta all’8,8% sempre ad aprile, il valore piu’ elevato da ottobre 1998 (6,8% un anno prima; era al 2,8% a fine 2007, prima dell’inizio della crisi).

Nel dettaglio, il valore ha raggiunto il 14,9% per i piccoli operatori economici, il 14,2% per le imprese e il 6,5% per le famiglie. Anche le sofferenze nette hanno registrato ad aprile un aumento, passando dai 75,7 miliardi di marzo a 76,7 miliardi. Il rapporto tra sofferenze nette e impieghi totali ammonta al 4,23% dal 4,12% di marzo (3,51% ad aprile 2013).

Segnali di ripresa arrivano invece dal fronte dei mutui per l’acquisto di abitazioni. Nei primi quattro mesi dell’anno le nuove erogazioni sono state pari a 7,3 miliardi, in aumento del 26,5% rispetto allo stesso periodo del 2013. E’ quanto indica l’Abi nel rapporto mensile. Nei primi quattro mesi del 2013 rispetto allo stesso periodo del 2012 si era invece registrata una contrazione delle nuove erogazioni del 14,7%, attestandosi a 5,8 miliardi.

Sul tema del credito e delle banche era intervenuto in mattinata il premier, Matteo Renzi. «Dopo l’innovazione portata da Mario Draghi e dal board della Bce non ci sono più alibi per non dare credito alle imprese», e quindi «lo chiediamo con forza agli istituti di credito», ha affermato il presidente del Consiglio, intervenendo alla cerimonia d’apertura di Pitti Uomo a Firenze.

«Se è vero – ha aggiunto Renzi – che da noi “credit crunch” non c’è stato, è vero che c’è stata una contrazione straordinaria del credito». Quindi Renzi ha ribadito: «Guai a chi oggi pensasse di avere ancora alibi».