La Bce studia un filtro green per i bond e una mossa contro gli extra-profitti delle banche

5 Luglio 2022, di Mariangela Tessa

I danni del cambiamento climatico sono sempre più evidenti e anche la Banca centrale europea ha deciso di passare all’azione. A partire dal prossimo ottobre, l’istituto di Francoforte ha annunciato l’applicazione di un filtro green via via che andranno in scadenza i 344 miliardi di euro di obbligazioni societarie acquistate negli ultimi anni con i programmi ordinari e con il Pepp (il programma legato alla pandemia).

L’impatto del filtro green sui bond

L’operazione avrà ripercussioni sul mondo obbligazionario: i criteri che saranno indicati nei prossimi mesi dalla Bce serviranno per individuare le aziende più virtuose del punto di vista della decarbonizzazione. E a quel punto, secondo alcuni strategist, aumenterà la domanda di obbligazioni emesse dalle società più green.

Per la prima volta “le considerazioni sui cambiamenti climatici” entrano “nel quadro di politica monetaria dell’Eurosistema”, spiega la Bce. Concretamente, l’istituzione utilizzerà la “cospicua” liquidità in scadenza dei suoi investimenti in obbligazioni societarie per acquistare titoli di emittenti “con una migliore performance climatica”.

Le migliori prestazioni climatiche saranno misurate guardando alle minori emissioni di gas serra, ad obiettivi di riduzione del carbonio più ambiziosi e a migliori informazioni sul clima. Tutto ciò “mira anche a incentivare la riduzione delle emissioni di carbonio“, e la trasparenza delle aziende riguardo la loro condotta verde. “Con queste decisioni stiamo trasformando il nostro impegno nella lotta al cambiamento climatico in un’azione reale”, ha detto la presidente della Bce Lagarde. Inoltre, la banca centrale metterà anche dei limiti ai prestiti per le controparti ad alta impronta di carbonio: ci sarà un tetto alla quota di loro attività accettate come collaterale.

La Bce contro extra-profitti delle banche

Nel frattempo, però, Francoforte cerca di rimediare ad un altro problema più imminente: evitare che le banche, quando il 21 luglio risaliranno i tassi, facciano guadagni record sui prestiti agevolati ricevuti in questi anni. L’Eurotower vuole evitare di ritrovarsi con un paradosso legato al rialzo dei tassi: la Bce ha erogato prestiti agevolati alle banche per 2.200 miliardi di euro durante la pandemia e ora che l’istituto di Francoforte ha annunciato due rialzi dei tassi entro l’anno, secondo gli analisti, questo potrebbe portare alle banche europee 24 miliardi di euro di extra profitti.

Secondo il Financial Times, sarebbe politicamente inaccettabile per la Banca centrale europea fornire alle banche un profitto garantito dai contribuenti mentre aumenta gli oneri finanziari per famiglie e imprese e la maggior parte delle banche commerciali paga bonus al personale e distribuisce dividendi agli investitori. C’è poi un’altra incognita che pende sul 21 luglio: lo scudo anti-spread, che la Bce dovrebbe lanciare per proteggere i Paesi fragili da un’eventuale nuova tempesta sui mercati continua ad avere un grande nemico: la Bundesbank di Joachim Nagel.