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L’Ilva è salva

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ROMA (WSI) – L’Ilva è salva, ma il futuro del primo gruppo siderurgico in Italia non è ancora chiaro. L’azienda passerà per una fase di amministrazione controllata, riceverà nel tempo due miliardi prima che i suoi stabilimenti e dipendenti vengano acquistati da una newco pubblica.

È quanto stabilisce il decreto legge approvato in via definitiva dalla Camera con voto finale. Il decreto, “licenziato” nei giorni scorsi dal Senato dopo il lavoro delle commissioni Industria e Ambiente, è profondamente diverso da come lo aveva approvato il Consiglio dei ministri alla vigilia di Natale.

È stata anzitutto precisata la tempistica degli interventi dell’Autorizzazione integrata ambientale. Nel testo di Palazzo Chigi, la conclusione era lasciata ad un provvedimento del presidente del Consiglio. Adesso, invece, nel decreto si riconferma la data che c’era nel piano ambientale approvato dal Governo un anno fa: nell’Ilva, l’Aia andrà conclusa ad agosto del 2016. Invariata, invece, la conclusione dell’80% delle prescrizioni: luglio prossimo.

La legge consente anche il trasferimento definitivo di 156 milioni di euro da Fintecna – una controllata di Cdp – a Ilva per chiudere un contenzioso che risale al passaggio dell’azienda dallo Stato ai privati, a metà degli Anni 90.

Potenziate le tutele dell’indotto

Un’altra parte del decreto che è stata potenziata, riguarda le tutele dell’indotto, che a meta’ gennaio aveva avviato le sue proteste – tra cui il blocco dei trasportatori – temendo di perdere, o di vedere ridimensionati, i crediti maturati con l’ingresso dell’Ilva in amministrazione straordinaria dal 21 gennaio scorso.

Adesso tutte le pmi, trasporto compreso, che all’Ilva hanno eseguito lavori di risanamento ambientale o di continuità produttiva, avranno accesso alla prededuzione dei crediti maturati. In altri termini, le pmi hanno una garanzia di riscossione per quanto fatturato all’Ilva nei mesi precedenti il 21 gennaio ma non ancora liquidato.

Inoltre, per le stesse pmi c’è una sospensione del pagamento dei tributi sino al 15 settembre prossimo e sono sospese sino alla stessa data anche le procedure cautelari ed esecutive connesse, mentre è sospeso sino al 2017 il pagamento delle quote di capitale su mutui e finanziamenti contratti. Le pmi dell’indotto potranno anche accedere per nuove operazioni di finanziamento al Fondo di garanzia che, allo scopo, ha destinato un budget di 35 milioni.

Fondi per due miliardi durante amministrazione controllata

Il decreto stabilisce che l’amministrazione straordinaria dell’Ilva abbia la provvista finanziaria per la gestione dell’azienda e l’attuazione del piano di risanamento.

I primi ad arrivare, ora che il provvedimento è stato convertito in legge, sono i 156 milioni accantonati da Fintecna e adesso sbloccati dai pareri preventivi di ministero Ambiente e Avvocatura dello Stato. Tre commissari potranno chiedere sblocco dei fondi sequestrati I tre commissari potranno poi chiedere sino a 400 milioni di prestito garantito dallo Stato per investimenti e innovazione.

Infine, per sbloccare il miliardo e 200 milioni sequestrato dalla Procura di Milano ai Riva, proprietari dell’Ilva, per presunti reati fiscali e valutari, si offre ai magistrati e alle banche della Svizzera la garanzia che questi soldi saranno impiegati nel risanamento. Del miliardo e 200 milioni, infatti, solo 150 milioni sono in Italia nel Fondo unico Giustizia, il resto, invece, è ancora in Svizzera.

Predisposto un meccanismo che prevede che i commissari chiedano alla Procura di Milano lo svincolo delle somme sequestrate, l’emissione di obbligazioni da parte dell’amministrazione straordinaria dell’Ilva e la loro intestazione al Fondo unico Giustizia. Un meccanismo, questo, suggerito al Senato, quando lo ha ascoltato, dal procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco.

Verso la newco pubblica

Il decreto ormai diventato legge consente l’operatività dell’amministrazione straordinaria – applicata all’Ilva, dallo scorso 21 gennaio, in base alla legge Marzano – ma soprattutto spiana la strada alla costituzione della newco pubblica che tra alcuni mesi acquisirà gli impianti e il personale dell’azienda dalla stessa amministrazione straordinaria. La newco, che sarà partecipata con gli strumenti messi a disposizione dall’Investiment Compact. L’Ilva ha nei suoi siti 16mila dipendenti, dove oggi, peraltro, comincia il terzo anno con i contratti di solidarietà. Una misura di crisi che interesserà per un anno 4.074 unità. La scelta del temporaneo ritorno al pubblico è stata determinata anche da alcune contigenze: la sempre più critica mancanza di risorse per l’Ilva, che in alcuni periodi è stata anche sul punto di non pagare gli stipendi, e gli enormi costi della bonifica ambientale del siderurgico, stimati in base all’Aia in 1,8 miliardi di euro e ritenuti dai privati non solo esosi ma corrispondenti a prescrizioni che in Europa le altre aziende siderurgiche non hanno.

Fonte principale: Rainews