L’addio di Napolitano agli italiani: “Bonificare sottosuolo marcio”

2 Gennaio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) “Parlamento e forze politiche si preparino serenamente alla prova dell’elezione del nuovo Capo dello Stato” – così ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel suo discorso di fine anno, affrontando il tema delle sue imminenti dimissioni.

“Sarà una prova di maturità e responsabilità nell’interesse del Paese”. A questo punto, ci si aspetta che le dimissioni ufficiali avvengano verso la metà del mese, dopo che il premier Matteo Renzi avrà pronunciato il discorso di chiusura del semestre italiano Ue. Le tappe successive prevedono la supplenza della carica di Presidente della repubblica da parte delPresidente del Senato Pietro Grasso per 15 giorni, la convocazione del Parlamento in seduta comune (1009 grandi elettori tra deputati, senatori e delegati regionali) da parte del Presidente della Camera Laura Boldrini. Le elezioni presidenziali potrebbero svolgersi nella prima metà di febbraio.

“Solo riconquistando intangibili valori morali la Repubblica potrà andare avanti. Non lasciamo che a occupare lo spazio siano solo italiani indegni”, ha detto Napolitano riferendosi allo scandalo di Mafia Capitale. “Un sottosuolo di marciume da bonificare”. Per poi “affrontare le più gravi patologie di cui il nostro paese soffre: a cominciare da quella della criminalità organizzata e dell’economia criminale e da quella di una corruzione capace di insinuarsi in ogni piega della realtà sociale e istituzionale, trovando sodali e complici in alto”.

Nel suo “controdiscorso”, il leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo ha sferrato l’ennesimo duro attacco contro tutto e tutti, annunciando che “partendo dall’Euro, noi faremo cose fantastiche. Questo è il piano B del M5S, l’unico che abbiamo in Italia. Poi ci sarà da riformare la burocrazia, il fisco, il made in italy, faremo il reddito di cittadinanza”, dice Grillo nel suo “contro-discorso”.

“Andremo verso qualcosa che abbiamo iniziato. Noi siamo la causa, gli effetti li vedranno i nostri nipoti. Ci dite che abbiamo fatto poche cose. Può darsi ma non abbiamo mai tradito. Noi che non abbiamo chiesto soldi a nessuno, siamo pieni di soldi che i cittadini ci danno quando facciamo qualcosa. Loro sono senza soldi e vogliono reintrodurre il finanziamento pubblico ai partiti”.

E sul Quirinale: “Forse il 2015 ci porterà dei risultati straordinari. Può darsi che l’ebetino si leverà di mezzo. Forse ci darà una grande soddisfazione quando Napolitano che ha condiviso e sponsorizzato questo sfacelo si toglierà da questa posizione precaria; e Fi Italia non ci sarà più o avrà numeri da prefessi telefonici”.

Poi la chiusura. Il leader dei 5 stelle legge la fiaba “La pecora nera” di Italo Calvino: “C’era un paese dove erano tutti ladri. La notte ogni abitante usciva con i grimaldelli…”. Infine, il saluto: “Buon Natale, buon anno. Adesso ci faremo seppellire io e l’ombra di Casaleggio”.

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ROMA (WSI) – Ore 20.30: appuntamento cruciale per l’Italia, con il discorso consueto di fine anno del presidente della Repubblica che, quest’anno, potrebbe coincidere con l’annuncio delle dimissioni. Giorgio Napolitano, stando alle indiscrezioni, confermerà l’intenzione di lasciare il Quirinale, ma non dovrebbe indicare la data in cui si dimetterà.

Si tratterà del nono e ultimo discorso di fine anno, che doserà realismo per i problemi che affliggono il paese ma anche fiducia nella sua capacità di risollevarsi. Come scrive Ugo Magri per La Stampa: “il tono del messaggio sarà ispirato alla fiducia nel futuro e, pur nelle difficoltà, all’ottimismo della ragione”.

Napolitano spiegherà le ragioni che lo hanno portato a rimanere al Colle e le ragioni delle dimissioni imminenti. Il riferimento sarà sicuramente all’età. Il Capo dello Stato compirà il prossimo giugno 90 anni, con tutti gli acciacchi che essa comporta. Ma il Presidente della Repubblica cercherà anche di mettere in risalto di aver portato a termine il proprio impegno. Ugo Magri sottolinea di fatto che quello di stasera “sarà anche il suo secondo e stavolta definitivo congedo. Il primo porta la data del 31 dicembre 2012, quando il mandato ormai volgeva al termine e (allora come oggi) tra i partiti già impazzava il toto-Quirinale. Nulla in quel momento faceva presagire un bis di fatica per l’anziano presidente che aveva già compiuto 87 anni e sperava di dedicare più tempo a se stesso, alla famiglia, alle amate letture”. E “invece un supplemento di fatica gli fu imposto dalla paralisi del dopo-elezioni”.

Ma ora per Napolitano sarebbe arrivato il momento di lasciare: a suo avviso, l’Italia sarebbe infatti guidata da un governo e da una maggioranza capaci di andare avanti e di attuare le riforme necessarie, in particolare quelle del bicameralismo e la nuova legge elettorale .

Si prevede che il discorso durerà una ventina di minuti, in cui si parlerà dei mali dell’Italia, ma anche dei “possibili rimedi, comprese alcune proposte”.

Intanto oggi Gianfranco Brunelli, direttore de “Il Regno”, nel suo ultimo editoriale scrive che il premier Matteo Renzi è alla “prova decisiva” e con l’elezione del nuovo presidente della Repubblica può dimostrare di essere non un semplice “rottamatore” ma un “uomo di Stato e di governo che sa ridare fiducia agli italiani”.

Per il successore di Napolitano deve scegliere “un solo nome” e “nonostante i veti” che potranno arrivare dall’esterno e dall’interno del suo partito, deve portarlo “fino in fondo in Parlamento”.

Brunelli descrive Renzi come un “caso dubbio”, che può essere “l’avvio di una fase nuova, rifondativa, necessaria al paese”, oppure “l’estremo epigono di un fallimento”.

“Immaginare l’elezione di un presidente come parte di un patto politico temporaneo, come il ‘patto del Nazareno’, o all’opposto come occasione per ridimensionare quel patto con il concorso di pezzi della sinistra, o ancora, come passaggio attraverso il quale zittire la minoranza interna al proprio partito, in tutti questi casi significherebbe non solo ricadere nello schema fallimentare sperimentato dall’allora segretario del Partito democratico, Bersani, ma soprattutto non cogliere la sfida che ci sta di fronte e che nell’elezione del nuovo presidente assume un significato simbolico, da rito collettivo”.

L’Italia “ha bisogno di un presidente di caratura internazionale, là dove Renzi si è dimostrato particolarmente debole e improvvisato”; ha bisogno di “un presidente di garanzia, che, proprio perché forte della propria parzialità, possa chiudere ‘le guerre civili’ di questi venticinque anni”.

“Il presidente Renzi ha la responsabilità principale di questo passaggio decisivo. Scelga un metodo che rifletta con trasparenza questa responsabilità. Scelga un solo nome, fin dall’inizio, nonostante i veti possibili, e lo porti fino in fondo in Parlamento. Qui sta la responsabilità e la forza del suo partito e del suo Governo. Qui sta la responsabilità e la forza di un leader”.