Jobs Act: in Francia dure proteste contro la riforma Macron

31 Agosto 2017, di Alessandra Caparello

PARIGI (WSI) – Di ritorno da un tour in Europa dell’Est in cui si è battuto contro il dumping sociale, il presidente Emmanuel Macron presenterà a breve in Aula la sua riforma del lavoro, una sorta di Jobs Act alla francese. Quando Matteo Renzi ottenne l’approvazione della sua di riforma, godeva ancora di una grande popolarità. Il grado di approvazione del leader del movimento En Marche! è invece in caduta libera e questo rischia di accentuare la spaccatura con le parti sociali.

Sono attese feroci proteste in tutto il paese dopo che la riforma di Macron ha già suscitato diverbi accesi con i sindacati che promettono scioperi nazionali. Nelle intenzioni del presidente vi è la necessità di rendere il mercato del lavoro più flessibile sia in entrata sia in uscita al fine di migliorare l’economia del paese.

Macron, 40enne eletto alle elezioni della scorsa primavera, ha sempre sostenuto che la Francia debba diventare più competitiva  e la riforma del lavoro è uno dei suoi primi impegni dichiarati in campagna elettorale. Anche il ministro dell’economia parigina Bruno Le Maire – politico di orientamento di destra – ha sottolineato giorni fa come una delle riforme più importanti del governo è proprio quella del lavoro e obiettivo è attuare una profonda semplificazione del mercato.

“Rendere la vita più facile per le imprese in modo che possano creare posti di lavoro”.

In Francia si registrano costi molto alti per licenziare ma anche per assumere tanto che tali costi sono visti come il principale motivo di mancanza di investimenti in una società colpita da un alto tasso di disoccupazione. Tuttavia la questione ha suscitato non pochi problemi con i sindacati.

“Non eviteremo scioperi, è normale. In tutti i paesi del mondo ci sono scioperi quando si tocca il diritto del lavoro”.

Così i leader dei sindacati d’oltralpe che si attendono misure impopolari dall’imminente riforma del lavoro che finiranno per far crollare ancora di più nei sondaggi il consenso verso il nuovo presidente. Un prezzo che il governo deve pagare per tentare di cambiare l’economia francese, hanno giustificato così dall’Eliseo. Non resta che attendere di conoscere i dettagli.