Jobs Act, è bufera: “sì a controlli a distanza su pc e cellulari lavoro”

18 Giugno 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – La sentenza della Cassazione che aveva di fatto dato ragione a un datore di lavoro che aveva spiato i dipendenti su Facebook aveva già fatto parlare ampiamente di sé.

Ora, è vera e propria bufera sul decreto attuativo del Jobs Act del governo, con cui di fatto è stato cancellato l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori sui controlli a distanza:

“Accordo sindacale o autorizzazione ministeriale non sono necessari per l’assegnazione ai lavoratori degli strumenti utilizzati per rendere la prestazione lavorativa, pur se dagli stessi derivi anche la possibilità di un controllo a distanza del lavoratore”.

Un completo stravolgimento delle norme al momento in vigore, secondo cui è “vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori”, mentre possono essere installati “impianti e apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori”, soltanto dopo che sia stato siglato un accordo con i sindacati.

Nella relazione illustrativa che accompagna il testo del decreto il riferimento è “agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze” per controllare i quali non servono via libera.

Immediata la reazione della Cgil – “Sui controlli a distanza siamo al colpo di mano”, denuncia la segretaria nazionale Serena Sorrentino, sottolineando che le novità del Jobs act “pongono un punto di arretramento pesante” rispetto allo Statuto dei lavoratori. “Non solo daremo battaglia in Parlamento”, ma anche “verificheremo con il garante della privacy se ciò si può consentire”.

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