Italiani restano liquidi: depositi crescono. Volano anche i prestiti

14 Giugno 2022, di Mariangela Tessa

La guerra in Ucraina, così come è successo con la pandemia, spinge le famiglie italiane a restare liquidi. Lo dimostra l’incremento dei soldi parcheggiati nei conti correnti, così come le richieste di prestiti.

A dirlo sono i dati sulle consistenze della Banca d’Italia che registrano un trend costante negli ultimi due anni. I depositi delle famiglie, in particolare, a marzo hanno sfiorato i 1.174 miliardi euro, segnando un progresso dello 0,21% su base mensile, quando è iniziata l’offensiva militare russa. Da marzo 2002, ovvero da quando è esplosa la pandemia, l’aumento è stato del 9,96%.

Il trend è confermato dalle stime Abi sul mese di aprile, in base alle quali i depositi clientela residente – incluse le imprese – risultano in aumento di un ulteriore 5,2%, saliti di 92 miliardi di euro in un anno.

Corrono le richieste di prestiti

Nel frattempo, a maggio, le richieste di prestiti da parte delle famiglie, sia personali che finalizzati, risultano in crescita del 23% secondo il Barometro Crif su Fonte del Sistema di Informazioni Creditizie Eurisc. Nello specifico, le richieste di finanziamenti finalizzati all’acquisto di beni e servizi (quali auto, moto, articoli di elettronica e di arredamento, ecc.) nel mese di osservazione hanno fatto registrare un incremento del +23,8% rispetto al corrispondente periodo del 2021. Andamento sostanzialmente speculare per i prestiti personali, che fanno segnare un +22,4%.

Per quanto riguarda l’importo medio dei prestiti richiesti, nell’aggregato di prestiti personali e finalizzati, nell’ultimo mese si è attestato a 8.949 euro, in calo del -5,5% rispetto a maggio 2021.

Da segnalare le richieste di mutui immobiliari da parte dei giovani Under 35, che salgono al 35,4% del totale (erano al 34,9% lo scorso mese) sostenendo l’intero comparto, che complessivamente risulta in flessione (-16,8% rispetto al corrispondente mese del 2021) a causa del forte ridimensionamento delle surroghe dovuto al fisiologico esaurimento dei contratti in grado di trarre beneficio dalla rinegoziazione delle condizioni.