Economia

Italiani più spaventati dal caro bollette che dalla guerra

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Tra i timori più forti che oggi sentono gli italiani troviamo sicuramente l’aumento dei costi delle materie prime e quindi delle bollette, che a settembre 2022 preoccupavano il 45% dei titolari di un conto corrente e il 43% degli investitori.

Guerra, inflazione e caro bollette riportano il pessimismo

Così emerge dall’ultima edizione relativa al mese di ottobre 2022 del consueto Osservatorio semestrale, realizzato da Anima sgr in collaborazione con la società di ricerche di mercato Eumetra, che dipinge un quadro non semplice della situazione del nostro Paese e delle attese degli italiani. La ricerca, realizzata con un sondaggio online, vuole analizzare comportamenti finanziari, abitudini di risparmio e progetti delle famiglie italiane. La rilevazione è stata condotta a settembre su un totale di 1.019 adulti titolari di un conto corrente bancario o libretto bancario/postale, con accesso al web, rappresentativo di circa 35 milioni di persone. In questo campione, il 50%, oltre ad avere un conto in banca, risulta anche investitore.

Se l’aumento delle bollette spaventa, parallelamente, cala il numero di chi annovera le guerre fra i pericoli maggiori: oggi il 30% dei titolari di un conto e il 29% degli investitori ritiene la minaccia bellica una fonte di preoccupazione, in calo rispetto al 53% e al 51% di marzo 2022, all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina. Cala ulteriormente, infine, il numero di chi include fra i fattori di rischio più importanti anche le pandemie, oggi preoccupante per il 20% dei titolari di un conto (a marzo 2022 il 30%) e il 20% degli investitori (a marzo 2022 il 32%).

Fra gli altri timori più diffusi vi sono la disoccupazione e la recessione economica, che preoccupano il 36% dei titolari di conto (a marzo il 35%) e il 33% degli investitori (a marzo il 28%), il cambiamento climatico, che rappresenta un rischio per il 26% dei titolari di conto e il 25% degli investitori, rispetto al 21% e al 23% dell’ultima rilevazione. La percentuale di chi teme l’inflazione, infine, è in netta crescita e passa dal 24% al 34% per i titolari di conto e dal 25% al 36% per gli investitori.

Tra lo scoppio della guerra, inflazione su livelli che non si vedevano da decenni e svolta restrittiva della Bce, con le relative implicazioni su costo della vita e tassi dei mutui. Sono diversi i fattori che contribuiscono all’aumento del pessimismo sull’economia italiana. La situazione, rispetto a un anno fa, è peggiorata secondo il 71% dei titolari di conto e il 66% degli investitori, in aumento da marzo 2022, quando queste percentuali erano rispettivamente del 54% e del 46%. Anche guardando al futuro, però, prevalgono i pessimisti: per il 63% dei titolari di conto e il 56% degli investitori la situazione economica dell’Italia tra un anno sarà peggiore, mentre a marzo 2022 la percentuale di chi avrebbe concordato con tale affermazione era rispettivamente del 48% e del 40%.

Italiani: ecco come vedono il futuro

Guardando al futuro prevale la prudenza. Il che significa meno progetti per l’avvenire e del numero di italiani che ne hanno uno, in calo rispettivamente da 2,7 a 2,5 progetti a testa e da 32 a 31 milioni di persone rispetto a marzo 2022. Fra chi sta facendo piani per il futuro, il 79% cita progetti di consumo e il 62% progetti di risparmio: in entrambi i casi si nota un calo del 4% rispetto all’ultima rilevazione e si registra il valore più basso da ottobre 2020.

In merito alla capacità di risparmio, questa risulta ai minimi da aprile 2020: a settembre 2022, solo il 50% dei titolari di conto e il 68% degli investitori riusciva a risparmiare con costanza parte del proprio reddito.

In merito alle preferenze di investimento, emerge un calo del numero di chi investirebbe in prodotti finanziari (il 51% dei titolari di conto e il 68% degli investitori), una stabilizzazione di chi preferisce gli immobili (il 40% dei titolari di conto e il 41% degli investitori) e un calo di coloro che invece punterebbero sulla liquidità (il 19% dei titolari di conto e il 17% degli investitori). In controtendenza il dato di chi dichiara di non avere soldi da investire, in aumento dal 13% di marzo 2022 al 17% odierno fra i titolari di conto e dal 5% al 7% fra gli investitori.

Focus infine sulla sostenibilità. La percentuale di chi ritiene “per niente” o “poco” importante prendere decisioni di consumo sostenibili, da marzo a settembre 2022 è aumentata dal 14% al 17% fra i titolari di conto e dall’11% al 15% fra gli investitori. Restano tuttavia molti margini per migliorare la conoscenza dei termini della sostenibilità: l’85% dei titolari di conto e il 78% degli investitori non conosce il significato dell’acronimo ESG, mentre il 71% dei titolari di conto e il 63% degli investitori ignora il corretto utilizzo della parola “greenwashing” (ossia l’ambientalismo di facciata). Significativo, infine, il dato relativo all’aumento di chi privilegia il rendimento rispetto alla sostenibilità: se a marzo solo il 26% dei titolari di conto e il 24% degli investitori avrebbero sottoscritto questa affermazione, a settembre queste percentuali erano salite rispettivamente al 38% e al 45%.