Italia: povertà assoluta per 5 milioni di persone

10 Maggio 2018, di Francesco Puppato

L’8,3% della popolazione, ovvero circa 5 milioni di persone; questo il numero di chi si trova a vivere nella soglia di povertà assoluta in Italia, nel 2017.

La percentuale risulta essere in aumento rispetto allo 7,9% del 2016; aumento che si aggrava se si prende in considerazione il 3,9% del 2008, anno in cui è iniziata la crisi.

I dati sono stati presentati nell’audizione sul Def (Documento di economia e finanza) da Giorgio Alleva, presidente dell’Istat. Stando alle stime preliminari, le famiglie che rientrano in questa fascia di povertà assoluta sono 1,8 milioni.

Anche quest’ultimo dato risulta essere in aumento: le famiglie che versavano in condizioni critiche sono infatti passate dal 4% del 2008 al 6,9% del 2017, passando per il 6,3% del 2016.

In questo 1,8 milioni di famiglie, 1,1 milioni (ciò significa 4 famiglie su 100) hanno la sfavorevole peculiarità di avere “tutti i componenti appartenenti alle forze di lavoro in cerca di occupazione“.

Il presidente dell’Istat riporta inoltre che più della metà di queste famiglie che non percepiscono reddito alcuno, per la precisione il 56,1%, è residente nel Mezzogiorno.

Nel 2008, ad essere in queste condizioni, erano 535mila famiglie ed anche se nel 2016 vi è un leggere miglioramento (si parla di circa 15mila famiglia in meno), la situaizione al Sud è peggiorata ulteriormente (l’aumento è di circa 13mila famiglie).

Il quadro potrebbe aggravarsi, secondo Alleva, a causa dell’impatto delle tensioni commerciali legate all’imposizione dei dazi Usa sulla crescita dell’economia italaina, i quali costerebbero all’incirca 0,3 punti di Pil. Infatti, secondo il presidnete dell’Istat:

“La dinamica più contenuta degli scambi internazionali influirebbe negativamente sulla crescita complessiva del sistema economico, determinando una diminuzione del Pil di 0,3 punti percentuali rispetto allo scenario base: le esportazioni registrerebbero un rallentamento significativo, diminuendo di 1,1 punti, le importazioni di 0,3 punti”.

Conclude infine Giorgio Alleva dicendo che “i risultati ottenuti sono in linea con le simulazioni riportate nel Def”.