Italia: non più Piigs, ma Club Med d’Europa

di Redazione Wall Street Italia
Pubblicato 18 Luglio 2013 • Aggiornato 9 Novembre 2015 10:43

ROMA (WSI) – In un mare di notizie sugli insulti di Calderoli al ministro Kyenge disdicevoli senza ombra di dubbio, che campeggiano in prima pagina, passano però in secondo piano problemi strutturali del Paese che vengono ignorati dalla stessa politica e passa sotto silenzio il record del debito pubblico che ha un trend ormai senza freni.

Il Presidente Letta si è recato negli UK cercando di convincere gli inglesi ad investire in Italia. Ma quanto sono credibili le parole di Letta, qual è l’immagine che ha ora il nostro Paese all’estero?

Nei giorni scorsi a Londra mi è saltato all’occhio un articolo di City A.M., un quotidiano che viene distribuito ovunque nelle metropolitane di Londra e agli angoli di strada, scritto da Leigh Skene, analista di Lombard Street Research.

I Paesi del Sud dell’area euro vengono chiamati il “Club Med” con una accezione chiaramente offensiva non meno forte rispetto all’acronimo PIIGS. Skene, con un atteggiamento di certo quantomeno snob, scrive che la zona euro può essere la combinazione più inadatta di nazioni mai riunita in una unione monetaria. La zona euro rappresenta due culture divergenti. I Paesi del Club Med (l’Italia non viene mai espressamente citata) privilegiano la qualità della vita e si preoccuparsi poco di pagare le imposte. Si fanno prestare denaro fino a quando sono costretti al default dei loro debiti.

Questo comportamento è incomprensibile e inaccettabile per le nazioni del nord che si caratterizzano per l’efficienza, la produttività e il risparmio. L’euro potrebbe essere una moneta forte e funzionale solo se le nazioni del club Med adottassero cultura nordeuropea. Ma un cambiamento così drastico non potrebbe mai verificarsi in un breve periodo di tempo così che l’euro era condannato fin dall’inizio…

Skene scrive che “L’unione monetaria esiste per promuovere la crescita di tutti gli Stati membri. L’euro ha fallito miseramente, il Club Med è in recessione mentre paesi fuori dall’euro come Svizzera e Svezia sono cresciuti più di Paesi come l’Olanda”.

La conclusione di Skene è che tutte le nazioni dell’area euro starebbero meglio fuori dall’unione monetaria. Si tratta di uno scenario certamente molto diverso da quello profetizzato dall’ex presidente Prodi in un video del 1999 che ha fatto il giro della rete in cui egli definisce l’Euro come “tutto un fermento” in cui nazioni come il Regno Unito bramavano per entrare…

Le ultime affermazioni di Skene trovano certamente molti sostenitori anche in Italia ma fa male constatare come la nostra immagine (e quella di altri Paesi, a noi interessa la nostra…) sia così lesiva della nostra dignità. Andate a spiegare alle aziende che chiudono oppresse dalla burocrazia statale che quello che nella sostanza per gli inglesi nel Sud Europa c’è voglia di trastullarsi più che di lavorare…

Bisognerebbe su certe affermazioni replicare allo stesso Skene, ma mi rivolgo in questo contesto al Presidente Letta, che è certamente persona di grandi capacità.

Caro Presidente, i cittadini che non arrivano a fine mese hanno bisogno di risposte su temi economici, c’è necessità di un taglio agli sprechi e agli inutile privilegi che assorbono risorse come un buco nero. Occorre ridare efficienza alla macchina statale e rilanciare l’economia e dare la certezza del diritto che significa che per amministratori pubblici e privati devono valere le stesse regole: chi non è capace vada a casa, chi non rispetta le regole (si veda ad esempio il caso dell’inquinamento ambientale oltre ogni norma di legge in numerose città) deve risponderne davanti ai cittadini.

Il rilancio dell’economia non passa certamente attraverso l’incremento di un punto dell’Iva e di quello delle accise sui carburanti, anzi vanno nella direzione opposta si veda ad esempio come nel settore automobilistico un punto in più di Iva sia stato più che compensato dalle diminuzione delle vendite facendo sì che l’Iva incassata sia diminuita rispetto all’anno precedente. I provvedimenti sul lavoro giovanile sono e saranno ampiamente insufficienti, perché troppi sono gli oneri a carico delle imprese che ne ammazzano la produttività e troppe le sirene che vengono dai Paesi dell’est e dai Paesi d’Oltralpe.

Caro Presidente anche gli investitori esteri per trovare “appeal” ad investire nel nostro Paese necessitano non di parole in una conferenza stampa ma di vedere dei fatti.

E i fatti richiedono il coraggio di osare. Ridiamo dignità all’Italia!

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Enrico Malverti – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

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