Italia, Moody’s accende fari su invecchiamento popolazione: deficit in crescita fino al 5%

6 Marzo 2020, di Mariangela Tessa

Gli economisti di Moody’s tornano ad accendere i riflettori sui rischi che l’invecchiamento della popolazione italiana avrà sui conti pubblici. Non è la prima volta, ma questa volta tornano all’attacco con previsioni più precise sul rapporto deficit/Pil.

Se la composizione del bilancio dello Stato non cambierà- fanno sapere gli esperti dell’agenzia di rating,  nei prossimi dieci anni il rapporto deficit/Pil dell’Italia di attesterà attorno al 5% del Pil. Mentre nel 2040, sempre in assenza di aggiustamenti sul fonte delle entrate e delle spese correnti, il debito/Pil potrebbe crescere di altri cento punti.

Insomma, le previsioni sono tutt’altro che rassicuranti. Unica consolazione, se può bastare, è che l’Italia è in buona compagnia. Oltre al nostro Paese, viaggiano in cattive acque anche le economie di Grecia e Giappone.

Gli esperti di Moody’s hanno messo sotto la lente gli effetti che la transizione demografica potrebbe scatenare sui saldi di finanza pubblica su dodici paesi industrializzati,  che rappresentano il 22% del risparmio globale. Oltre all’Italia, Grecia e Giappone, sono stati presi in esame l’Austria, il Belgio, la Germania, la Corea, i Paesi Bassi, la Polonia, il Portogallo, la Spagna e la Svizzera.

Come dicevamo,  in base all’analisi di Moody’s, ripresa dal Sole 24 Ore, l’Italia e la Grecia sono i due paesi più penalizzati.

“In assenza di contromisure le ricadute saranno molto forti sui costi di finanziamento e sulla sostenibilità del debito” spiega in una nota Christian Fang, analista di Moody’s.

Le proiezioni Istat

Ricordiamo a questo proposito che, secondo le stime Istat, nell’Italia del 2039-40 ci saranno 18,8 milioni di cittadini con più di 65 anni, 5 milioni in più di oggi. Mentre la popolazione in età da lavoro (15-64 anni) si sarà ridotta di 5 milioni (a 33,7 milioni).

Non è la prima volta che Moody’s lancia un allarme sui rischi economici dell‘invecchiamento della popolazione italiana. Un anno fa circa, l’agenzia aveva classificato l’Italia come il terzo paese più vecchio al mondo con un’età media di 46 anni. Un fenomeno che, secondo le loro previsioni, ridurrà il numero dei lavoratori con conseguenze non solo sui conti pubblici ma anche su altri settori dell’economia sui quali gli anziani spendono meno, dai ristoranti all’abbigliamento.