Italia in deflazione per la terza volta dagli anni ’50, pro e contro

18 Gennaio 2021, di Mariangela Tessa

L’Italia finisce in deflazione. È la terza volta dal 1954 (-0,4% nel 1959, -0,1% nel 2016), da quando cioè è disponibile la serie storica. In media, nel 2020 i prezzi al consumo registrano una diminuzione pari a -0,2% (da +0,6% del 2019).

Lo rileva l’Istat che spiega come analogamente a quanto accaduto nel 2016, la variazione annua negativa dell’indice NIC sia

“imputabile prevalentemente all’andamento dei prezzi dei beni energetici (-8,4% rispetto al 2019) al netto dei quali l’inflazione rimane positiva e in lieve accelerazione rispetto all’anno precedente”.

Al netto degli energetici e degli alimentari freschi (inflazione di fondo), i prezzi crescono dello 0,5% (come nel 2019) e al netto dei soli energetici dello 0,7% (da +0,6% del 2019).

Nel mese di dicembre 2020, l’Istituto di statistica stima per l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, un aumento dello 0,2% su base mensile e diminuzione dello 0,2% su base annua (come nel mese precedente); la stima preliminare era -0,1%.

Deflazione: pro e contro

Con il termine deflazione si indica, in macroeconomia, un calo del livello generale dei prezzi. La deflazione è dunque l’opposto della ben più nota inflazione, ossia il processo di graduale incremento dei prezzi.

Tra gli aspetti positivi della deflazione, almeno finché questa si mantiene limitata e temporanea, l’aumento dei potere di acquisto dei redditi. Le famiglie e i pensionati vedono aumentare il proprio reddito reale e il benessere materiale: in altre parole, con gli stessi redditi nominali possono consumare di più.

L’altro lato della moneta è il rischio di un indebolimento ulteriore dell’economia. La riduzione dei prezzi si ripercuote conseguentemente per le imprese sui ricavi, anch’essi generalmente in calo. Ne deriva che le imprese sono costrette a ridurre la manodopera occupata. I licenziamenti non fanno altro che provocare un’ulteriore riduzione dei consumi con effetti sempre più recessivi.