Italia, euroscetticismo in crescita

18 Marzo 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Proseguono le rilevazioni dell’Osservatorio socio-politico di Lorien, l’ultima è stata effettuata subito prima degli annunci di Matteo Renzi sui prossimi obiettivi e delle promesse sui provvedimenti del governo.

Annunci che certamente intercettano gran parte dei desideri, dei bisogni e delle priorità degli italiani.

Come abbiamo già avuto modo di esprimere la fortuna politica del neopremier appare sempre più legata alla capacità di fare le riforme e rispettare le promesse fatte, come da lui stesso sottolineato.

Con un’eccezione rispetto al solito sono le notizie internazionali a tenere alta l’attenzione pubblica: la preoccupazione rispetto a ciò che sta accadendo in Crimea è forte e acquista una valenza politica ancor più importante alla vigilia del voto europeo.

VERSO LE ELEZIONI EUROPEE: TRA EUROSCETTICISMO E CONOSCENZA APPROSSIMATIVA

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare in passato, la fiducia degli italiani verso le principali istituzioni democratiche è in forte calo.

Non fa certo eccezione l’Unione Europea con il 48% di fiducia che, tuttavia, mantiene livelli molto più positivi rispetto al Parlamento nazionale (20%) o del sistema dei partiti (15%).

Se da un lato l’89% degli italiani sa che quest’anno si terranno le elezioni europee, dall’altro solo il 67% sa che si voterà nel mese di maggio.

Insomma l’attenzione sul tema è ancora scarsa e la conoscenza delle vicende europee è piuttosto limitata: il 65% degli italiani non sa indicare il nome di nemmeno un partito europeo.

Ad eccezione del PPE e del PSE (ora Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici), le altre sigle sono pressoché sconosciute agli italiani.

Tutto questo alimenta certamente l’impressione di un’Europa lontanissima dai cittadini (che tuttavia incide in maniera preponderante sulle nostre vite quotidiane) e alimenta nondimeno un certo sentimento di euroscetticismo e di convinzione che l’unione, così com’è, rappresenti un peso: oggi ben il 43% degli italiani si autodefinirebbe euroscettico.[ARTICLEIMAGE]

IL VOTO ALLE ELEZIONI EUROPEE

Di conseguenza l’affluenza attesa alle urne per il voto europeo è estremamente bassa: attraverso un’analisi ponderata (che considera gli elettori sicuri e una stima corretta statisticamente degli elettori probabili) Lorien prevede un’affluenza tra il 55% e il 60% che vedrebbe dunque confermarsi e addirittura accentuarsi il trend al ribasso delle ultime elezioni.[ARTICLEIMAGE]

Il voto vedrebbe delle lievi differenze rispetto al quadro politico nazionale: un PD poco più debole a tutto vantaggio di una sinistra rafforzata dalla ritrovata unità e dall’immagine ringiovanita della lista per Tsipras, un centrodestra forte e rinforzato anche dal recupero di consenso di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale rinvigorita in funzione antieuropeista dopo il congresso.

IL GOVERNO RENZI: CLIMA DI FORTE ATTESA

Si mantiene su cifre poco superiori al 50% il gradimento del governo Renzi. Innanzitutto c’è da sottolineare che questo dato si riferisce al giorno precedente agli ultimissimi annunci e alle promesse shock del neopremier che evidenzia un clima di forte attesa nell’opinione pubblica.[ARTICLEIMAGE]

Il 58% degli italiani ritiene che il governo debba durare almeno un anno o addirittura fino a fine legislatura in modo da aver il tempo di operare cambiamenti profondi nel Paese, mentre un quarto degli italiani ritiene che si debba andare a votare non appena sciolto il nodo definitivo sulla legge elettorale.

La priorità assoluta degli italiani rimane la riforma del Lavoro, crescono le richieste di investimenti pubblici per la ripresa e l’occupazione, l’accesso al credito per le PMI e incentivi per l’economia verde e sostenibile. Viceversa si riduce l’interesse e l’urgenza per le riforme costituzionali che, agli occhi dei cittadini, appaiono poco chiare e bloccate negli infiniti iter parlamentari.

IL VOTO ALLA CAMERA: CONTINUA LA CRESCITA DEL M5S, RECUPERO DEL CENTROSINISTRA

Sul voto nazionale osserviamo un lieve recupero del centrosinistra, mentre continua la lenta ripresa del M5S rilevazione dopo rilevazione che raggiunge nuovamente (dopo oltre 10 mesi) la quota del 23%.

Viceversa, soprattutto dopo il passaggio di Casini nell’area di centrodestra, si acuisce sempre più la crisi profonda dell’area centrista e liberale sempre più schiacciata da NCD e UDC da un lato e dal PD delle larghe intese dall’altro.