Israele attacca Siria, ecco gli scenari in Medio Oriente

6 Maggio 2013, di Redazione Wall Street Italia

TEL AVIV (WSI) – Israele torna a colpire la Siria con due raid per distruggere stock di missili iraniani diretti a Hezbollah scatendando inquietudine e reazioni in tutta la regione.

Che cosa è successo?

Nella notte tra giovedì 2 e venerdì 3 maggio, e poi nella notte fra sabato 4 e domenica 5 maggio, due raid aerei hanno colpito il sobborgo damasceno di Jamraya. Le forti esplosioni sono state avvertite in tutta la città e sembrano aver avuto luogo nei pressi dell’istituto di ricerca militare già colpito alla fine di gennaio sempre da un raid israeliano. L’azione è stata preceduta da una grande e improvvisa esercitazione dell’esercito israeliano nel nord del paese. Secondo molte fonti, questa esercitazione è stata organizzata in fretta in previsione dell’attacco e sarebbe stata pianificata al fine di avere un motivo ufficiale per schierare grossi concentramenti di truppe nelle zone confinanti con Siria e Libano, in modo da poter agire rapidamente in caso di possibili rappresaglie da parte dell’esercito siriano o di Hezbollah.

Perché Israele ha agito?

Israele non ha confermato ufficialmente l’azione militare, anche se più fonti anonime hanno parlato di un’azione necessaria a eliminare alcuni arsenali missilistici in possesso dell’esercito siriano che avrebbero potuto finire nelle mani di Hezbollah. Non si tratta di armi chimiche, ma di missili balistici di fabbricazione iraniana Fateh-110. Questi missili, assai più precisi degli Scud in possesso di Hezbollah, sono molto più maneggevoli e rapidi da lanciare di qualunque armamento in possesso del gruppo libanese. Essi rientrano nella lista che le autorità militari israeliane hanno stilato dei cosiddetti “game-changer” che non devono per nessun motivo finire nelle mani di Hezbollah. Oltre ai Fateh-110, inclusi in questa lista ci sono i missili SA-17 e Yakhont, sempre di fabbricazione israeliana.

Come ha reagito la Siria?

La Siria ha reagito prontamente sia attraverso la propria agenzia ufficiale SANA sia attraverso le parole del ministro dell’informazione e dell’inviato all’ONU. L’attacco è stato descritto come una chiara prova del collegamento esistente fra Israele e i “gruppi terroristi islamici” che combattono nel paese. L’attacco, afferma il ministro dell’informazione siriano Omran al-Zoubie, “lascia aperta la porta a tutte le possibilità”.

Come hanno reagito Iran e Hezbollah?

La reazione dell’Iran è stata solidale con quella delle autorità siriane. Al-Manar, la tv gestita da Hezbollah, ha trasmesso la dichiarazione riportata sul sito delle Guardie della Rivoluzione iraniane che ha descritto l’attacco come la prova del collegamento tra “l’entità sionista” e i mercenari estremisti che combattono il regime siriano, aggiungendo che “l’attacco portato a termine dal regime sionista, non farà altro che accorciare la vita di quel finto regime”, esprimendo velate minacce molto simili a quelle già fatte dalle autorità siriane nelle ore precedenti.

Come hanno reagito gli Usa?

Come da parte israeliana, anche da parte delle autorità militari americane non è arrivata alcuna dichiarazione ufficiale sull’accaduto. Fonti anonime all’interno di entrambi gli eserciti parlano però di “luce verde” americana all’attacco. Alcune indiscrezioni rivelano inoltre che l’accordo americano per raid israeliani mirati contro le armi “game-changer” sia stato dato già in occasione della visita di Obama in Israele a marzo.

Cosa succederà adesso?

Difficilmente le velate minacce siriane e iraniane saranno seguite da azioni concrete. La situazione militare del regime sul campo è molto complessa, e difficilmente Bashar al-Assad potrebbe permettersi di essere trascinato in un conflitto con l’esercito più potente della regione. È anzi probabile aspettarsi altre azioni del genere in futuro da parte dell’esercito israliano.

Israele e Hezbollah hanno fatto intendere in più occasioni in questi ultimi mesi di aspettarsi un aggravarsi delle tensioni sul confine israelo-libanese che potrebbero portare ad un nuovo conflitto fra Tel Aviv e il gruppo libanese. Ciò rende evidente la volontà israeliana di evitare che qualunque arma che possa determinare un netto cambiamento degli equilibri militari fra le due parti possa cadere nelle mani di Hezbollah.

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