ISIS, una multinazionale del petrolio: ecco come si finanzia

16 Novembre 2015, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Gli Stati Uniti hanno lanciato in queste ore un attacco contro le riserve petrolifere dell’ISIS in Siria. Si tratta della prima operazione del genere, il cui scopo è chiaramente quello di intensificare le pressioni sul gruppo terrorista di stampo jihadista che tanto fa affidamento sui ricavi provenienti dalle risorse di greggio di cui si è impossesato con il tempo.

Da quest’estate lo Stato Islamico controlla il 35% del territorio siriano e continuano a sequestrare giacimenti petroliferi importanti. Tra le loro conquiste figura anche uno dei più grandi del paese, a Deir el-Zour nella Siria orientale. Tra Iraq e Siria l’organizzazione violenta che si pone come obiettivo la creazione di un califfato islamico in Medioriente e Africa controlla un’area geografica grande quanto la Gran Bretagna.

Ormai le operazioni commerciali condotte dai militanti dell’ISIS riguardano una fetta così grossa di oro nero che anche i suoi nemici sono costretti a fare affari con loro. In Iraq, addirittura, i gruppi facenti capo all’ISIS possiedono quasi tutti i giacimenti petroliferi e del gas del paese.

È passato più di un anno da quando il presidente Usa Barack Obama ha lanciato i primi attacchi contro l’ISIS sotto il patronato della Nato. La coalizione internazionale non è ancora riuscita a colpire il califfato senza destabilizzare la vita dei 10 milioni di civili che vivono in aree sotto il controllo dell’organizzazione jihadista.

L’ISIS ha opposto stenua resistenza, mentre la campagna a guida Usa si è rivelata troppo timida e inconcludente. Ciò ha spinto la Russia a trovare un pretesto per lanciare la sua di offensiva. L’intervento militare aereo ordinato da Vladimir Putin ha ottenuto risultati, anche grazie alla collaborazione sul terreno di Iran e Hezbollah, il braccio armato sciita attivo sopratutto in Libano.

Ma per contrastare un gruppo che ormai ha un giro d’affari paragonabile a quello delle multinazionali più potenti del settore energetico, bisognerà trovare un modo di colpire e distruggere le sue fonti di finanziamento.

L’ISIS ha dimostrato con il tempo grandi capacità organizzative, riuscendo ad assumere dipendenti e manager che si sono dimostrati capaci ed esperti, in campi come l’ingegneria e l’addestramento, nonché la gestione delle operazioni.

L'Isis controlla ormai la maggior parte dei pozzi petroliferi della Siria. (Immagine: Financial Times)

Citando i dati forniti da commercianti locali e ingegneri, il Financial Times ha fatto una stima dei livelli di produzione di greggio nei territori in mano all’organizzazione terroristica. Siamo sui 34-40 mila barili al giorno.

Il petrolio viene venduto, anche a nemici sulla carta come la Turchia (sulla carta perché in Siria il governo di Erdogan e l’ISIS hanno le stesse mire: fare cadere il regime di Assad) a 20-45 dollari al barile. I militanti guadagnano dunque circa $1,5 milioni al giorno. Inoltre, riferiscono gli esperti, il tonfo delle quotazioni del greggio sui mercati non farà che rafforzare lo Stato Islamico.