Petrolio sporco: Unaoil, corruzione miliardaria per decine di aziende

31 Marzo 2016, di Alberto Battaglia

Ieri, al termine di due mesi d’indagini i giornalisti di Fairfax Media e Huffington Post, hanno pubblicato una storia in grado di generare un largo terremoto nel mondo del business globale: una società basata nel Principato di Monaco, la Unaoil, guidata dalla famiglia di origine iraniana Ahsani si è resa intermediaria per l’elargizione di tangenti in favore di diverse autorità nazionali per svariati miliardi di dollari.

I committenti sono numerosissimi, fra questi compaiono Halliburton, Rolls-Royce ma anche: “FMC Tecnologies, Cameron e Weatherford; i colossi italiani Eni (che nega ogni accusa) e Saipem, le aziende tedesche MAN Turbo e Siemens; l’olandese SMB e il gigante indiano Larsen & Toubro. Il titolo dell’indagine giornalistica è “L’azienda che ha corrotto il mondo” e si riferisce a Unaoil.

I giornalisti sono entrati in possesso, tramite una fuga di notizie, di svariate email che testimoniano la consistenza della corruzione di cui Unaoil si sarebbe resa corresponsabile. Dall’altro lato, quello delle autorità corrotte, sono stati additati “due ministri del petrolio iracheni, un faccendiere legato al dittatore siriano Bashar al-Assad, alcuni funzionari anziani del regime libico di Gheddafi, esponenti dell’industria petrolifera iraniana, funzionari degli Emirati Arabi e un trader del Kuwait conosciuto come The big Cheese”.

Secondo gli autori dell’inchiesta alcune società che si erano affidate alla Unaoil non erano consapevoli della corruzione di cui si stavano rendendo complici, altre lo erano perfettamente. Inoltre: “Le banche di New York e Londra hanno facilitato il riciclaggio di denaro perpetrato da Unaoil, mentre gli Ahsani hanno stabilito un’azienda di investimenti immobiliari nel centro di Londra. Dal 2007, la Unaoil è stata certificata dall’agenzia anti-corruzione Trace International. Già solo questo solleva seri dubbi sul valore di questa certificazione internazionale”.

La dimensione e la potenza di tale inchiesta avrebbe fatto pensare a un’immediata trasmissione da parte dei principali media internazionali; al contrario il rilievo dato a questa storia, almeno per il momento, è stato scarso. In Italia se ne sta occupando solo Il Sole 24 Ore (oltre, ovviamente, all’Huffington Post), mentre all’estero una rapida ricerca tramite Google Notizie mostra come i grossi nomi dei media non abbiano dato il benché minimo rilievo all’inchiesta.

Fonte: The Age