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Irap: italiani hanno evaso 223 miliardi

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ROMA (WSI) – Italiani, popolo di inguaribili evasori. L’imponibile non dichiarato al fisco per l’Irap è ammontato a 223 miliardi di euro nell’arco di 5 anni terminato nel 2012.

Complice anche la crisi più grave dal Dopoguerra e la pressione fiscale sempre da record, unica in Europa, le somme di imponibile che i cittadini del nostro paese non dichiara all’Agenzia delle Entrate è cresciuta in diversi settori, in particolare servizi finanzari e immobiliare.

I dati del rapporto sul ‘tax gap’, preparato dall’Agenzia delle Entrate calcolando la differenza tra imponibili dichiarati e l’economia reale, sono impietosi.

L’impatto negativo sull’economia è pesante e le ‘colpe’ sono equamente distribuite sul territorio: il Tax Gap sull’imponibile Irap è risultato pari a 97 miliardi al Nord, 74 miliardi al Sud e 51 miliardi al Centro.

In aumento del 6,06% l’imponibile “non dichiarato”, stando allo studio pubblicato sul primo numero della rivista in inglese dell’Agenzia “Argomenti di discussione”.

Tuttavia il report, che ha verificato l’andamento nei sette anni 2001-06 e in quello successivo 2007-12, ha visto anche dei miglioramenti, per esempio al Sud, rispetto a quello che è un indice di “sommerso” ed evasione.

Nel Meridione tra il primo periodo e il secondo, si registra una riduzione del 2,38% del tax gap, a fronte invece di un aumento dell’1,14% nel Nord Ovest e di una crescita a due cifre (16,44% e 17,04%) rispettivamente nel Nord Est e nelle regioni del Centro.

Il Sud rimane in ogni modo l’area dove più alta è la propensione alla creazione di ‘tax gap’: gli imponibili celati rappresentano il 30,24% dell’economia. Seguono le regioni del centro (21.24%), il Nord-Est (18,16%) e il Nord Ovest (13,66%).

È il settore finanziario e immobiliare a registrare tra il 2001-06 e il 2007-12 il maggior aumento degli imponibili Irap “non dichiarati”.

Il tax gap sale del 5,05% da 63,6 a 74,2 mld ma non strappa il primato del settore dei servizi pubblici (alberghi, bar) e commercio che rimane in testa con 77,2 miliardi di tax gap.

Ricapitolando, dall’analisi dell’andamento dei due ampi periodi presi in esame dal Fisco emerge che il settore dei servizi – che riunisce commercio, l’ospitalità, i servizi pubblici, i trasporti e le riparazioni – è in testa.

La differenza di imponibile dichiarato rispetto a quello che dovrebbe emergere dall’andamento della produzione si attesta al primo posto anche se cala dagli 81,2 miliardi della media 2001-06 ai 77,2 del 2007-12.

Ad incalzare nella graduatoria ‘disonesta’ è invece il settore finanziario, probabilmente per effetto della bolla immobiliare che ha caratterizzato l’ultimo periodo.

In progresso anche il settore delle costruzioni, il cui imponibile non emerso dalle dichiarazioni passa da 14,4 miliardi a 17,2 miliardi, per un ‘tax gap’ in crescita dell’1,32%.

Cala invece lo stesso differenziale nel settore dell’agricoltura (-0,64%) da 10,6 a 9,6 miliardi. Nonostante questo, se si rapporta la quota di imponibile non dichiarato al valore aggiunto del settore si scopre che è proprio l’agricoltura a mantenere la più alta propensione a non dichiarare il proprio fatturato: l’importo non denunciato al fisco ai fini Irap è pari al 38,63% del totale.

(DaC)