Iran-sauditi: nuova folle escalation, Russia e Isis ne approfittano

5 Gennaio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Sospendendo tutti i collegamenti aerei e le relazioni commerciali con l’Iran, l’Arabia Saudita ha deciso di intensificare il braccio di ferro diplomatico con l’Iran in un contesto sfavorevole e particolarmente delicato per il futuro del regno ricco di petrodollari. La situazione geopolitica è precipitata in un momento decisamente poco propizio, tanto che il Financial Times parla di una decisione “folle” da parte dei governanti sauditi.

Il paese è infatti afflitto da problemi di instabilità politica interni ed è impegnata su vari fronti come in Yemen (dove combatte contro i ribelli antigovernativi Houti, sciiti sostenuti dall’Iran), in Bahrein e in Siria. Il prezzo del petrolio in continuo calo, intanto, sta facendo ridurre i sussidi prima ritenuti intoccabili.

In un’intervista a Reuters, il ministro degli Esteri di Riad Adel al-Jubeir attribuisce a Teheran la responsabilità della crisi diplomatica esplosa dopo che il regno saudita ha giustiziato 47 persone con l’accusa di terrorismo, tra cui un importante religioso sciita, Nimr al-Nimr.

Sottolineando che Riad ha reagito a “un’aggressione iraniana“, Jubeir ha descritto al-Nimr come un terrorista e ha accusato Teheran di inviare combattenti e tramare attacchi nel regno e nei Paesi vicini. L’esecuzione potrebbe tuttavia rivelarsi controproducente.

Il colmo è che al-Nimr, chierico sciita di primo piano, era contrario alla settarizzazione dello scontro politico tra i differenti paesi della regione, ovvero si opponeva alla battaglia mondiale tra sciiti e sunniti. Esattamente il contrario di quanto gli è stato contestato da Riad. In pratica il religioso era convinto che gli sciiti sauditi non avrebbero dovuto ricevere aiuti dall’Iran, in quanto nazione straniera. La scusa con cui i sauditi l’hanno giustiziato, definendolo un terrorista, è proprio che incitasse a tenere un comportamento opposto.

Iran minaccia “vendetta divina”

La decisione drastica ha spinto la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei a preannunciare, in un tweet, che calerà la “vendetta divina” sui politici sauditi. Nimr era stato arrestato nel 2012 con le accuse di sedizione e incitamento alla lotta settaria.

“Non c’è un’escalation da parte dell’Arabia Saudita. Le nostre sono reazioni. Sono gli iraniani che si sono recati in Libano. E sono gli iraniani ad aver inviato la Forza Quds e i Guardiani della Rivoluzione in Siria”, ha detto il ministro, spiegando che ai cittadini sauditi sarà proibito di recarsi nella Repubblica islamica.

L’esecuzione di Nimr ha innescato proteste sciite in tutta la regione e un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione nell’ambasciata saudita a Teheran. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. A quel punto Riad ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche citando l’assalto, che secondo Teheran sarebbe invece stato utilizzato solo come un pretesto utile per aumentare la tensione.

Nel frattempo, come probabile rappresaglia, almeno due moschee sunnite sono state attaccate in Iraq, a circa 100 km a sud di Baghdad. Jubair precisa che i pellegrini iraniani in visita a La Mecca e Medina, i due più importanti luoghi santi dell’Islam, saranno comunque benvenuti.

Putin pronto a fare da mediatore

Sul piano interno le esecuzioni e la rottura dei ponti diplomatici con l’Iran sono un messaggio rassicurante che il governo di Riad manda ai falchi sunniti, preoccupati che la maggior parte dei condannati a morte fossero in realtà sunniti, accusati per la loro affiliazione con al-Qaida.

Proprio l’aver messo sullo stesso piano al-Nimr con i terroristi di matrice sunnita mostra i livelli di sfida raggiunti anche sul piano internazionale dal governo saudita, proprio in un momento in cui stanno per essere annullate le sanzioni economiche internazionali contro l’Iran, che si appresta così – tra le altre cose – a inondare il mercato di fiumi di barili di petrolio.

I sauditi sono nei guai e ne sono ben consapevoli. La loro è una posizione poco invidiabile: sono isolati a livello internazionale e sono messi sotto pressione dalla crescente influenza dell’Iran nella regione. Per questo motivo stanno cercando di fare di tutto per proteggere i propri interessi.

Il solo paese alleato su cui i sauditi possono contare è il Bahrein. Kuwait e Emirati Arabi Uniti manterranno un profilo basso, dal momento che fanno affari con Teheran. Gli unici paesi in grado di fare da mediatori per risolvere l’aspro conflitto diplomatico apertosi tra Arabia Saudita e Iran sono l’Oman e la Russia di Putin.

Per riuscirci però il Cremlino dovrà trovare un modo di far passare in secondo piano il suo intervento militare a fianco di Bashar al-Assad in Siria, il cui regime è uno storico nemico dei sauditi e dei turchi. A proposito di Siria, un altro gruppo che potrebbe trarre vantaggio è quello dei ribelli jihadisti dell’ISIS.