Economia

Investite nei Bond eurozona: troppo grandi per fallire

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NEW YORK (WSI) – La crisi finanziaria nell’euro zona ha evidenziato una strategia vincente: investire nel debito di quei Paesi dell’area troppo grandi per fallire. Italia e Spagna, giusto per fare i nomi e i cognomi dei Paesi periferici ciclicamente considerati a rischio, hanno un’importanza sistemica per l’area e per la sopravvivenza della valuta comune. Non si dimentichi che, a luglio 2012, il presidente della Bce Mario Draghi aveva promesso di fare tutto il necessario per assicurare la sopravvivenza dell’euro.

Non solo è piuttosto improbabile che si arrivi a un default di questi Paesi di importanza sistemica, ma i bond emessi da questi ultimi offrono rendimenti particolarmente attraenti rispetto alle emissioni dei Paesi core. Ad esempio l’Etf sui titoli di Stato italiani, nel primo trimestre, ha guadagnato l’1,35%, l’equivalente spagnolo il 3,09%, mentre l’Etf obbligazionario tedesco si è fermato sulla parità.

E di questo gli investitori istituzionali se ne sono accorti. Da luglio 2012, ovvero dal discorso pragmatico di Draghi, c’è stata una corsa da parte dei fondi ad accaparrarsi emissioni europee. I fondi comuni di investimento, dopo aver venduto a piene mani nel 2010 (per 12 miliardi di euro) e nel 2011 (per 25,5 miliardi), sono tornati ad investire sulle emissioni europee. Lo scorso anno, secondo i dati Lipper, i fondi comuni di investimento hanno acquistato fatto un semplice assaggio, 50 milioni di euro di emissioni. Ma, già nei primi sette mesi del 2013, gli investimenti in bond europei sono ammontati a 2 miliardi di euro.

Gli investitori hanno iniziato a suddividere le obbligazioni della zona euro in due categorie: quelli emessi da Paesi troppo grandi per fallire e gli altri.
“La Bce è stata attenta a non dire che sosterrà ogni Paese in ogni caso ha dichiarato in merito Toby Nangle, a capo della gestione strategica multiasset per Threadneedle Asset Management Ltd.

“La difesa dell’euro “a qualunque costo” è inevitabilmente concentrata sui rischi sistemici, non sui piccoli Paesi con debiti fondamentalmente insostenibili”, ha ribadito in merito Myles Bradshaw, strategist per Pacific Investment Management Co.

“Il Portogallo non è sistemico e ha le prospettive economiche peggiori dell’area. Italia e Spagna invece lo sono” ha aggiunto l’esperto eliminando così qualsiasi dubbio in proposito.

Goldman Sachs va però controcorrente, chiudendo le posizioni lunghe sui Btp. Gli analisti della banca americana citano l’incertezza sul fronte politico. “Alla fine di aprile abbiamo consigliato di andare lunghi sui titoli Btp a dieci anni contro le controparti francesi quando lo Spread era a quota 221 punti base. Ora, ai livelli di lunedì, il consiglio è di chiudere questa posizione”.

Una crisi istituzionale prolungata rischia di mettere a repentaglio la ripresa, peraltro più timida rispetto al resto d’Europa. Le dimissioni dei cinque ministri del PdL hanno aumentato l’incertezza nel mercato dei Bond, in un contesto simile a quello visto tra febbraio ed aprile, quando le autorità hanno fatto fatica a formare un governo. Il differenziale tra i Btp e i Bund decennali scambia al momento intorno ai 280 punti base.