Investire senza consulente, i 10 errori più frequenti

19 Febbraio 2020, di Alberto Battaglia

Il supporto di un consulente finanziario, che si tratti di pianificazione degli obiettivi o delle decisioni da assumere durante una turbolenza dei mercati, può essere determinante – specialmente se le cifre in gioco sono considerevoli. Il fai-da-te è sempre un’opzione, almeno per quella fetta di investitori avveduti. Un pubblico che, però, dati alla mano, non sembra essere molto grande nel nostro Paese. Il rischio di “sbagliare con la propria testa”, dunque, è sempre in agguato. Secondo il presidente di Perceptive Business Solutions, Bryce Sanders, gli errori più frequenti possono essere riassunti in dieci punti.

“Non tutti gli investitori commettono tutti questi errori”, precisa Sanders nel suo intervento pubblicato su ThinkAdvisor, “non tutti gli investitori assistiti da un consulente evitano tutti questi errori. Non tutti i clienti seguono i consigli del consulente. Ma questi sono errori che, attraverso una relazione con un consulente, si possono evitare più facilmente”.

  1. Eccessi nel micro trading. Gli investitori possono commettere molti sbagli perché ormai fare trading con pochi tocchi sullo smartphone è un gioco da ragazzi. Sanders ricorda l’adagio: “Il tuo portafoglio è come una saponetta: più lo tocchi, più diventa piccolo”.
  2. Tenere in portafoglio i titoli vincenti e mantenere quelli perdenti. “Siamo entusiasti quando facciamo soldi. Pensiamo di essere intelligenti. Siamo lenti, invece ad ammettere errori, e si continua a cavalcarli”.
  3. Ritenere che la soluzione meno cara sia spesso la migliore. Questo pensiero “rende il business come una commodity e banalizza il valore della consulenza”.
  4. Perdere interesse. Lasciare i propri investimenti privi di attenzioni è rischio spesso sottovalutato. “Due persone su cinque abbandonano la dieta entro sette giorni. Ma investire è una cosa seria, soprattutto se si pianifica la pensione. Ci sono soldi in palio. E’ costoso perdere interesse in questo campo”.
  5. Acquistare prodotti che non si comprendono. “I prodotti di investimento possono essere complicati, specialmente quando sono coinvolti denaro preso in prestito o i derivati” ha scritto Sanders. “Alcune persone acquistano qualcosa perché un loro amico l’ha fatto prima di loro. Non leggono le scritte in piccolo. Probabilmente neanche l’amico lo ha fatto. Se la cosa esplode, spesso non queste persone non capiscono perché sia stata colpa loro”.
  6. Dimenticarsi di un investimento. “Molti consulenti conoscono persone che avevano acquistato un titolo, che forse a suo tempo aveva reso bene, ma che poi si è ridotto a pochi centesimi perché esso non si trovava conto principale (quello che era assistito da un consulente). Ecco perché ha senso consolidare le proprie risorse”.
  7. Venire a conoscenza solo delle opportunità di acquisto (mai quelle di vendita): “E’ la classica storia ‘Il mio barbiere mi ha detto di comprare …’. Potrebbe trattarsi di una grande azione, ma ti hanno detto quando venderla? Le persone spesso non controllano abbastanza le azioni che acquistano sulla base del suggerimento di un amico”.
  8. Tenere a mente perdite e guadagni. Secondo Sanders le performance degli investimenti non sono cose che bisognerebbe imparare a memoria.
  9. Reagire troppo e agire poco. Le informazioni finanziarie si contraddistinguono spesso per i titoli calcati: il rischio e che le reazioni degli investitori, in un senso o nell’altro siano altrettanto eccessive.
  10. Fraintendere il concetto di diversificazione: “Durante il boom delle dot-com (e il relativo crollo) c’erano investitori che pensavano di essere diversificati perché possedevano molte azioni diverse”, ma il discorso non regge se molte di esse operano nello stesso settore.